All’età di 15-16 cominciai a fumare le prime sigarette, ovviamente di nascosto. Ebbene, non c’era volta che mio papà o mia mamma non le scoprissero: le nascondevo nelle calze, nelle scarpe, negli zaini, dietro ai termosifoni… niente, me le beccavano sempre.
Rifletto e ricordo questi momenti, leggendo i fatti di cronaca di queste settimane: in ultimo, il ragazzino tredicenne che in provincia di Bergamo ha accoltellato una sua insegnante riprendendosi con il telefonino. Nello zaino gli hanno trovato il coltello e una pistola scacciacani. Non riesco a farmene una ragione. Ma i genitori cosa fanno? Dove sono? Come seguono l’adolescenza del figlio?
Nei mesi scorsi si è discusso a lungo sulla possibilità di installare dei metal-detector all’ingresso delle scuole. Ma siamo pazzi? Vogliamo davvero vivere in uno stato di polizia?
Possibile che non ci siano altri rimedi che assegnare alle leggi il compito di educare, far capire la differenza tra bene e male, vietare e controllare tutto e tutti?
Evidentemente sì. Mi viene da pensare che la gran parte delle famiglie, dei genitori, abbiano completamente abdicato al compito di crescere, seguire, controllare e, nel caso, anche punire i propri figli.
E allora ci pensi lo Stato. Poi, però, non lamentiamoci se sono in continuo aumento i femminicidi, gli abbandoni scolastici, gli episodi di violenza delle baby-gang (anche di ragazzine)…. E potremmo continuare sfogliando le cronache di tutti i giorni.
Non finirò mai di ringraziare mio papà e mia mamma, anche per qualche ceffone e le proibizioni che mi hanno appioppato.














