Una netta e inaspettata chiusura che rischia di vanificare anni di prezioso lavoro rieducativo all'interno delle carceri piemontesi. È quanto denunciano i garanti dei diritti dei detenuti di Asti e Saluzzo, rispettivamente Domenico Massano e Paolo Allemano, in una vibrante lettera aperta indirizzata a Ernesto Napolillo, direttore della Direzione Generale dei detenuti e del trattamento presso il Dap (Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria). Al centro dello scontro c'è la recente decisione ministeriale di bloccare le iniziative culturali e teatrali che prevedono la partecipazione congiunta di cittadini esterni e detenuti appartenenti al circuito dell'Alta Sicurezza.
Il cortocircuito istituzionale e le attività cancellate
Nella loro missiva, i due garanti evidenziano una palese contraddizione nelle argomentazioni fornite da Napolillo. Se da un lato il direttore riconosce le attività culturali come "uno strumento di elezione per il perseguimento della Mission istituzionale", dall'altro decreta che, per questioni di sicurezza, "di regola sono nel senso di ritenere non opportuna la partecipazione contestuale ad attività di esterni e detenuti ascritti a tali circuiti". Una direttiva che ad Asti ha già portato all'interruzione di laboratori di lettura e scrittura, come quello che aveva dato vita al libro "Una penna per due mani" realizzato insieme agli studenti, e alla cancellazione di partecipate rappresentazioni teatrali. A Saluzzo l'impatto è ancora più drammatico: un detenuto su quattro è attualmente impegnato in percorsi scolastici o universitari, e la nuova regola rischia di azzerare i fondamentali incontri con gli studenti esterni e persino le sessioni di laurea in carcere.
L'appello al dettato costituzionale
Massano e Allemano ricordano con fermezza come queste iniziative, preparate con grande attenzione in sinergia con le direzioni carcerarie, non abbiano mai generato alcun problema di sicurezza in passato. Al contrario, rappresentano la concreta applicazione dell'Ordinamento Penitenziario, che impone di agevolare "opportuni contatti con il mondo esterno" per favorire il reinserimento sociale. Citando l'indimenticato magistrato Alessandro Margara, i garanti sottolineano l'importanza di scegliere tra "far del carcere la sede di un servizio e farne invece la sede di una severità simbolica". La chiusura imposta dal Dap, avvertono i firmatari, non solo blocca nuove progettualità creando un clima di pesante incertezza burocratica, ma rischia di soffocare la tensione rieducativa che dovrebbe contraddistinguere il sistema penitenziario italiano, in conformità con l'articolo 27 della Costituzione.
La richiesta di un nuovo confronto
L'appello finale dei garanti astigiano e cuneese si aggrappa a quel "di regola" inserito nella risposta di Napolillo, interpretato come uno spiraglio per evitare una chiusura totale. La richiesta è quella di avviare un dialogo costruttivo che coinvolga tutti i soggetti attivi nella rieducazione carceraria, per rivalutare i nuovi criteri restrittivi. L'obiettivo, ricordando le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non è mettere in discussione la sicurezza delle strutture, ma garantire che essa cammini di pari passo con la funzione rieducativa, di cui il coinvolgimento della comunità esterna rappresenta un pilastro essenziale e insostituibile.














