Ancora una fuga. Ancora paura. A soli cinque mesi dall’ultima evasione, Elia Del Grande torna libero, facendo scattare un nuovo allarme sicurezza in tutto il Nord Italia, Piemonte compreso Il 50enne, noto per la brutale “strage dei fornai”, è riuscito a evadere dalla casa lavoro di Alba. Da quel momento, si è aperta una vera e propria caccia all’uomo: le ricerche si stanno estendendo dal Piemonte fino a gran parte dell’Italia centro-settentrionale.
Le autorità hanno immediatamente attivato un dispositivo straordinario: posti di blocco, controlli a tappeto, verifiche nelle aree più sensibili. Riflettori puntati soprattutto su Cadrezzate, il paese dove Del Grande è cresciuto e dove, nel 1998, si consumò la tragedia che sconvolse il Paese. È lì che potrebbe tentare di tornare. È lì che gli investigatori temono possa nascondersi o trovare appoggi.
Non è la prima volta. Lo scorso 30 ottobre era già riuscito a scappare da una struttura nel Modenese, dando vita a settimane di latitanza cariche di tensione. Si muoveva di notte, cercando di non lasciare tracce. Arrivò perfino a spostarsi sul lago con un pedalò pur di sfuggire ai controlli. Una fuga rocambolesca, conclusa solo il 12 novembre con l’arresto da parte dei Carabinieri. Ora, però, la storia si ripete.
Del Grande non è un nome qualunque. Il 7 gennaio 1998, a soli 22 anni, sterminò la sua famiglia: padre, madre e fratello, uccisi a fucilate nella loro casa. Un massacro passato alla storia come la “strage dei fornai”, maturato in un clima di tensioni familiari legate alla relazione che il giovane voleva portare avanti contro il volere dei genitori. Condannato all’ergastolo, vide poi la pena ridotta a 30 anni. Dopo 25 anni di carcere, era tornato fuori, ma sotto stretta sorveglianza.
Nonostante la fine della pena principale, i giudici lo avevano ritenuto ancora socialmente pericoloso. Furti, molestie e comportamenti inquietanti avevano portato alla decisione di affidarlo a una casa lavoro. Una misura che, però, non è bastata a fermarlo. Adesso l’allerta è totale. Le forze dell’ordine chiedono la collaborazione dei cittadini: ogni segnalazione può essere decisiva.
“Si tratta di episodi gravi – dichiara Donato Capece, segretario generale del SAPPE – che tuttavia non devono inficiare il sistema complessivo della concessione dei permessi premio ai detenuti. Si tratta di strumenti fondamentali per il percorso trattamentale e il reinserimento sociale”.
“Al contrario – prosegue Capece – questi fatti devono rappresentare uno stimolo concreto a rafforzare il Corpo di Polizia Penitenziaria, prevedendo un maggiore impiego di personale e una più capillare presenza sia sul territorio sia nell’area penale esterna, al fine di garantire controlli più efficaci e prevenire ulteriori criticità”.
Il Segretario Generale dell’OSAPP, Leo Beneduci, denuncia con fermezza: “Non siamo più di fronte a episodi isolati, ma a un sistema allo sbando. Il personale è lasciato solo, senza strumenti adeguati e senza tutele, mentre si continuano a concedere benefici senza le necessarie garanzie. Questa è l’ennesima dimostrazione di uno Stato che ha abbandonato le carceri al proprio destino.”
L’OSAPP chiede interventi immediati e concreti per ristabilire sicurezza, legalità e dignità all’interno degli istituti penitenziari.














