In occasione della Giornata Internazionale contro l’Omolesbobitransfobia, che si celebra il 17 maggio, l’Associazione Asti Pride 2026 lancia un allarme sul regresso dei diritti delle persone LGBTQIA+ in Europa e in Italia. A fornire il quadro è la Rainbow Map 2026 di ILGA-Europe, la classifica annuale che monitora leggi e politiche di tutela in 49 paesi europei. Il rapporto descrive un continente sempre più polarizzato: da una parte nazioni che rafforzano uguaglianza e libertà, dall’altra governi che introducono restrizioni, alimentano discriminazioni e limitano gli spazi democratici.
Un dato preoccupante per l’Italia
L’Italia scende al 36° posto su 49 paesi monitorati, con appena il 24%, risultando il quarto peggior dato dell’Unione Europea. Un tracollo che appare ancora più grave per un paese fondatore dell’UE e membro del G7: negli ultimi dieci anni l’Italia ha perso oltre 16 punti nella graduatoria europea.
Secondo ILGA-Europe, nel nostro paese non si assiste soltanto a una fase di immobilismo legislativo, ma a una vera pressione regressiva contro le tutele costruite da amministrazioni locali, tribunali e società civile. Tra i segnali più evidenti, le difficoltà imposte alle famiglie omogenitoriali e i rischi alla libertà di manifestazione – con particolare riferimento ai vari decreti sicurezza – che colpiscono i Pride e gli eventi pubblici LGBTQIA+.
“Il Pride non è solo una festa”
È in questo contesto che assume ancora più valore Asti Pride 2026, che attraverserà le strade della città sabato 11 luglio. L’associazione sottolinea con forza il significato profondo della manifestazione: “Il Pride non può e non deve essere considerata solo una festa. È presenza pubblica, visibilità, rivendicazione democratica e presidio di libertà. È la risposta collettiva a chi vorrebbe riportare le persone LGBTQIA+ nell’invisibilità, nel silenzio o nella paura”.
In un’Europa in cui crescono episodi di repressione e campagne politiche contro le persone LGBTQIA+, continuare a occupare pacificamente gli spazi pubblici diventa, secondo gli organizzatori, “un atto civile e democratico fondamentale”.
Un percorso di mobilitazione sociale
Il percorso verso l’11 luglio - annuncia l'associazione - sarà anche un percorso di partecipazione, consapevolezza e mobilitazione sociale, aperto a cittadinanza, associazioni, realtà culturali e a tutte le persone che credono in una società più libera e inclusiva.
La Rainbow Map 2026, conclude la nota, “ci pone davanti a una scelta chiara: assistere passivamente all’arretramento dei diritti oppure difendere con determinazione i valori di uguaglianza, autodeterminazione e dignità”. E Asti Pride 2026 sceglie senza esitazioni da che parte stare.














