Christian Guercio, 38 anni, si è tolto la vita nel carcere di Asti la sera del 29 dicembre 2025, diventando tristemente l'ottantesimo suicidio nelle carceri italiane di quell'anno. Secondo quanto ricostruito, era in cella da soli tre giorni, accusato di resistenza a pubblico ufficiale, e nella lettera di dimissione ospedaliera risultava dimesso in stato confusionale e di agitazione, nonostante fosse stato sedato.
Mercoledì sera, al Diavolo Rosso di piazza San Martino, è stato presentato ufficialmente il Comitato "Verità e Luce per Christian", un nuovo soggetto associativo nato per fare chiarezza sulla vicenda. Alla serata hanno preso parte familiari e amici di Christian, rappresentanti dell'associazione Non Una di Meno, un libro per Daniela, il garante dei detenuti Massano, un volontario di Effatà, Michele Miravalle per Antigone e due ragazzi della rete COBS per la prevenzione del rischio.
Il manifesto letto in sala non lascia spazio a ambiguità: "Christian non è un uomo su un fascicolo giudiziario. Era un figlio, un fratello, un amico. Era un uomo che ha gridato aiuto e che ha ricevuto in risposta il silenzio." La denuncia del comitato è precisa: quel giorno furono chiamati i soccorsi perché Christian stava male, non le forze dell'ordine. "Christian chiedeva di essere curato, non di essere recluso. Denunciamo un sistema che ha trasformato una situazione di fragilità in un reato di resistenza."
Il comitato chiede che sia fatta piena luce sulle dinamiche dell'arresto "Si affermi il principio del mai più. Nessuno deve finire in cella quando il corpo e la .mente invocano aiuto medico."
"Non chiediamo vendetta, ma sapere com'è andata e avere giustizia", aveva già dichiarato Alessia Guercio, sorella di Christian. Parole che il manifesto del comitato ha fatto proprie: "Non cerchiamo vendetta. Chiediamo giustizia e trasparenza. Vogliamo che la luce di Christian non si spenga nel silenzio."
Un prossimo appuntamento pubblico è già fissato per il 24 giugno.














