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Viviamo in un posto bellissimo | 11 luglio 2026, 07:02

Viviamo in un posto bellissimo dove Jacopone incontra Samuel

Domani tutti invitati nel chiostro della Canonica di Vezzolano per partecipare all’estasi di Jacopone da Todi e all’amaro “Finale di partita” di Samuel Beckett

Chiostro Canonica di Vezzolano

Chiostro Canonica di Vezzolano

Oggi invito a fare il pieno di storia, arte, bellezza e teatro a Vezzolano, luogo sacro d’alto lignaggio a due passi da Albugnano, borgo affascinante e vinoso dell’estremo Nord Astigiano. Prima di accennarne qualcosa, chiamatela sempre canonica, mai abbazia. Sottile, ma neanche troppo, la differenza: l'abbazia è un complesso monastico autonomo, retto da un abate, con chiesa e altri edifici a servizio di una comunità di monaci, mentre la canonica non appartiene a un ordine monastico, svolgendo funzioni vescovili.

 La leggenda fa risalire la sua fondazione a Carlo Magno, ma la prima documentazione certa è del 1095. Data di un atto che menziona due ecclesiastici di nome Theodulus ed Egidius a ricevere una chiesa dedicata a Santa Maria per creare una comunità religiosa. Si ipotizza che la chiesa, più o meno come la possiamo vedere oggi, sia sorta per iniziativa di un consorzio di famiglie signorili della zona, fino a creare l'edificio attuale, grandioso esempio di architettura romanico-gotica iniziato nella seconda metà del XII secolo e completato all'inizio del XIII. Il meglio lo trovate al suo interno, in un mix estetico venuto proprio bene, arricchito da quantità e qualità d’affreschi fin imbarazzante, dal doppio registro di bassorilievi policromi del suo raro jubè e dalla quiete del chiostro, perno della passata vita monastica. 

Proprio nel suggestivo chiostro, domani, domenica 12 luglio, ci aspettano ben due rappresentazioni teatrali, parti del festival Quadila. Progetto teatrale, giunto alla sua sesta edizione, che quest’anno titola “Percorsi di senso". Al centro della riflessione la dimensione sensoriale dell’esperienza umana, una sfida aperta alla forte supremazia della vista nella cultura occidentale contemporanea che finisce per relegare gli altri sensi a un ruolo marginale. Attraverso una proposta che spazia da spettacoli e concerti a camminate teatrali, incontri e scambi di sapere. A fare da cornice principale, il borgo di Albugnano, con le sue colline, i suoi tesori, la sua gente. 

Si comincia alle 15.30 con un’antologia teatrale dalle Laude di Iacopone da Todi: testi di grande tensione spirituale, palpito mistico e crudele sincerità umana, che oscillano tra l’estasi e la denuncia. Testi di uno dei primi autori della letteratura italiana, probabilmente il maggiore del Duecento nell’ambito della poesia religiosa. Alle 18, e in replica alle 22, cambio drastico di periodo storico e di visione grazie all’esperimento scenico con ascolto in cuffia, dedicato a “Finale di partita”, opera teatrale in un solo atto, scritta da Samuel Beckett, famoso drammaturgo irlandese di cui quest’anno ricorrono i 120 anni dalla nascita. Opera sulla negatività del presente, trasformata in forza espressiva nel racconto metaforico di una partita a scacchi persa fin dall’inizio.

Due mondi lontani, ma in fondo più vicini di quel che può sembrare, accomunati dal ragionare sull’uomo, sul suo oggi e sul suo domani. Declinazioni temporali che si completano egregiamente nel sontuoso ieri della Canonica di Vezzolano.

Davide Palazzetti

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