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Al Direttore | 24 luglio 2026, 18:50

Il nuovo mini palazzetto accende la polemica politica: "Dieci anni persi e una città senza visione"

L'ex segretario cittadino del Pd Mario Mortara attacca duramente l'amministrazione sui costi dell'opera in piazza d'Armi e sui fallimenti del decennio, dalla scuola Jona ai fondi perduti

Mario Mortara

Mario Mortara

L'annuncio del via libera al nuovo palazzetto dello sport, un'opera tanto attesa quanto discussa, ha immediatamente innescato alcune reazioni. A prendere una posizione netta è Mario Mortara, ex segretario cittadino del Pd, oggi fuori dalla politica in senso stretto, che in una lettera non risparmia critiche feroci all'attuale amministrazione, accusandola di aver sprecato tempo prezioso e risorse per un progetto considerato inadeguato alle reali necessità di Asti.

Mortara entra subito a gamba tesa sui numeri dell'operazione: "Fermateli! 6 milioni di euro per 300 posti: 20.000 euro a posto. A che cosa e a chi serve?". L'affondo non si ferma alla mera contabilità, ma si allarga a un giudizio politico complessivo sulle scelte della giunta: "L'annuncio della realizzazione del nuovo mini palazzetto, o meglio di una nuova palestra, è solo l’ennesimo esempio della visione miope che ha caratterizzato l'amministrazione cittadina nell'ultimo decennio".

Il confronto con il passato e il divario territoriale

Il cuore della critica non è la necessità di investire nello sport, considerata da tutti indiscutibile, bensì il forte ridimensionamento delle ambizioni cittadine rispetto ai progetti di un tempo. Mortara ricorda infatti come le premesse iniziali fossero ben diverse: "L'amministrazione precedente aveva individuato nell'area di piazza d'Armi il luogo destinato alla costruzione del nuovo palazzetto, disponendo anche di un finanziamento dedicato. Quel progetto avrebbe consentito di dotare la città di un impianto finalmente all'altezza delle esigenze delle società sportive e della possibilità di ospitare eventi di rilievo".

Dopo due lustri di attese e rinvii, il risultato appare, secondo l'ex segretario dem, una sconfitta se paragonato alle vicine realtà provinciali: "Oggi, con le risorse disponibili, si prospetta una struttura molto più contenuta, che difficilmente potrà colmare il divario accumulato rispetto ad altre realtà del territorio piemontese: una su tutte Tortona che ha di recente inaugurato un impianto da 5.000 posti".

Le recenti dichiarazioni della giunta, e in particolare del vicesindaco sull'importanza educativa, inclusiva e sociale della pratica sportiva per i giovani, trovano pienamente d'accordo Mortara, che tuttavia pone un interrogativo stringente sull'operato del governo cittadino: "Su questo principio è difficile non essere d'accordo. Ma allora perché abbiamo dovuto attendere oltre un decennio prima di arrivare a un progetto che appare ridimensionato rispetto a quello immaginato in origine? Il problema, infatti, non è investire nello sport. Il problema è aver perso dieci anni preziosi".

La replica al vicesindaco e il nodo della scuola Jona

Il mini palazzetto diventa così l'emblema di una paralisi amministrativa più ampia. L'esponente politico elenca una serie di criticità strutturali che avrebbero segnato negativamente gli ultimi mandati, partendo dalla totale assenza della città nei grandi progetti del Pnrr e dalla perdita del finanziamento per la ristrutturazione della Palazzina comando. Un passaggio severo viene riservato anche alla discussa scuola Jona: "Presentata come un modello che a distanza di pochi anni ha rilevato non poche magagne, come la mancanza di adeguato raffrescamento con temperature interne che sfiorano i 40 gradi".

In chiusura, Mario Mortara sposta il fulcro del dibattito dall'impianto sportivo all'idea stessa di futuro cittadino, chiedendosi se il capoluogo debba rincorrere in perenne affanno le emergenze o se debba tornare a programmare.

Il giudizio finale è tranciante: "Se il risultato di oltre dieci anni di attesa è un impianto più piccolo di quello che si sarebbe potuto realizzare allora, è difficile presentarlo come un grande successo. Piuttosto, appare come l'ennesima occasione mancata, da parte di una amministrazione che si è concentrata alla costruzione del consenso attraverso la sistematica occupazione dei centri di potere". La chiosa della lettera è un appello per un cambio di rotta radicale: "La nostra città ha più che mai bisogno di una amministrazione che metta al primo posto il bene comune e che abbia il coraggio di investire con una visione di lungo periodo".

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