Mi ha particolarmente irritato in queste ore l'affermazione attribuita ad un noto scrittore e docente che bollerebbe, fra una sentenza e l'altra, i borghi (ovvero i nostri paesi, la nostra provincia, l'Italia interna) un luogo caratterizzato, quando non schiacciato dal turismo di massa, da alcolizzati, razzisti e maschilisti. Ora, per quanto riguarda la nostra provincia piemontese non vedo razzismo, sicuramente un po' di maschilismo e quanto l'alcolismo esso è un problema reale ma di portata globale sul quale certamente bisogna riflettere.
Al di là di questo sono allibito dall'ennesimo attacco nei confronti di chi non se lo merita, cioè dei territori e delle genti che, storicamente, sono state messi ai margini dal potere centrale. Questo gentile signore, e persino collega docente, sa che tipo di tagli i governi, di ogni colore, hanno fatto ai trasporti e genericamente ai fondi destinati ai comuni? I partiti hanno concentrato i loro progetti sulle aree urbane sino a far scomparire le sezioni dai paesi. A Villanova D'Asti quando ero bambino c'erano le sedi locali della DC e del Partito Socialista, ora le sedi di partito, in cui poteva avvenire anche un confronto democratico e una crescita della classe politica locale, non esistono più.
Chi fa politica sul territorio lo fa andando al mercato, sentendo la gente, attraverso le associazioni, cercando di smuovere le acque e dare delle opportunità. Portando delle istanze, ovvero interrogazioni in consiglio comunale, per cercare accendere i riflettori su temi di pubblico interesse, che vanno al di là delle beghe dei palazzi romani. La sinistra deve fare una riflessione seria: quali proposte e quali risposte pensa di dare a chi sta in provincia? Quali sono i progetti per l'Italia interna? Come pensa di recuperare tutti i voti che ha perso in questi anni? E soprattutto basta dipingere i paesi come luoghi problematici, i paesi sono luoghi dove avviene una forma di resistenza alla civiltà dei consumi, dove si ritrovano gesti di umanità e dove si cerca di salvare una forma di appartenenza a questo mondo, legata alla terra e al lavoro, confrontandosi maggiormente con la dimensione della natura. Proprio nella provincia - più che nella città - risiedono, paradossalmente, valori a cui la sinistra fa da sempre riferimento. Sono lì, nascosti, negli sguardi delle persone, negli oggetti, nell'erba che si mangia l'asfalto.
Non è assolutamente accettabile dare letture superficiali dell'Italia "interna" che non tengano in considerazione dei processi storici che l'hanno ridotta in uno stato di marginalità e minorità, sfruttandone le risorse e non restituendo servizi degni, dalla sanità ai trasporti alla cultura. Per trovare un cinema o una libreria in certe aree italiane potreste ritrovarvi a fare decine di chilometri! La storia, la geografia, l'antropologia culturale, dove sono finite quando questo gentil signore si inoltrava nelle lande provinciali? Perché sono uscite dalle lenti dei suoi occhiali di docente?
Max Ponte, scrittore e consigliere comunale a Villanova D'Asti














