Il 20 dicembre si celebra la giornata internazionale della solidarietà umana, istituita dalle Nazioni Unite nel 2005, ma questo valore essenziale per la convivenza civile viene richiamato a livello globale anche il 31 agosto. A riflettere sul significato profondo e trasformativo dell'aiuto reciproco è Marina Balbo, psicoterapeuta astigiana e trainer approvata da Emdr Europa e Istituto Francine Shapiro Usa.
"Credo che la solidarietà sia molto più di un gesto di generosità: è, prima di tutto, la capacità di non voltarsi dall’altra parte", spiega la psicoterapeuta. La quotidianità è infatti spesso costellata da forme di sofferenza silenziose, come solitudine, paura e senso di esclusione. "Da psicoterapeuta incontro spesso persone che, dietro una grande fragilità, portano soprattutto il bisogno di sentirsi viste, ascoltate e riconosciute", aggiunge l'astigiana.
La vera solidarietà non richiede necessariamente di prendere su di sé i pesi altrui risolvendone i problemi. A volte basta una presenza autentica e la volontà di comunicare: "Ti vedo. Quello che stai vivendo per me conta", evidenzia Marina Balbo. Un gesto che non implica l'annullamento di sé, ma che si fonda sulla capacità di stabilire sani confini personali. "Posso prendermi cura di te senza smettere di prendermi cura di me".
L’empatia e la trasformazione delle ferite
Alla base della capacità di essere solidali c'è l'empatia. Un sentimento che non va confuso con la presunzione di sapere esattamente cosa provi l'altro. Significa piuttosto ammettere: "Non conosco la tua storia, ma voglio provare a comprenderla", sottolinea l'esperta.
Le ferite del passato, i rifiuti e le perdite influenzano inevitabilmente le nostre relazioni. In questo contesto, l'approccio Emdr si rivela cruciale. "L’Emdr permette di lavorare sulle esperienze traumatiche e sulle memorie che mantengono una forte carica emotiva, aiutando la persona a rielaborarle e a inserirle nella propria storia in modo più adattivo", spiega la professionista astigiana. Quando i traumi non vengono elaborati, il rischio è di vivere il presente con le lenti del passato: un rifiuto o una relazione svalutante riattivano antiche mancanze che ci governano. "Attraverso l’Emdr è possibile lavorare su queste memorie affinché ciò che è accaduto possa diventare parte della nostra storia senza continuare a governare il presente".
L'umanità condivisa e il coraggio di chiedere aiuto
Lavorare sulle proprie cicatrici emotive permette di accogliere meglio i bisogni del prossimo, ma la vera sfida è spesso accettare di essere noi stessi vulnerabili. "La solidarietà ci ricorda che prima o poi tutti possiamo avere bisogno degli altri. Nessuno è completamente autosufficiente", osserva Marina Balbo.
Accettare un sostegno non è mai un segno di debolezza, ma il riconoscimento di una comune umanità. "Possiamo tendere una mano senza sentirci superiori, ascoltare senza giudicare, aiutare senza perderci. E possiamo imparare ad accettare quella mano quando saremo noi ad averne bisogno".
L'aiuto reciproco diventa così non solo un pilastro della società civile, ma un vero e proprio modo di stare al mondo, trasformando la vulnerabilità in forza. "Forse, alla fine, la solidarietà è proprio questo: riconoscere nell’altro una parte di noi e ricordarci che nessuno si salva completamente da solo", conclude la psicoterapeuta.














