La casa come diritto fondamentale e come priorità politica. È questo il messaggio lanciato da Ambiente Asti, che mette al centro del dibattito cittadino la questione abitativa, definita “una delle grandi sfide per il futuro di Asti”. In un territorio di circa 75.000 abitanti che vive trasformazioni profonde – invecchiamento della popolazione, aumento delle persone sole, crescita delle fragilità economiche e difficoltà nell’accesso al mercato privato degli affitti – la crisi abitativa non riguarda solo chi è in condizioni di povertà estrema, ma coinvolge anche lavoratori con redditi insufficienti, giovani in cerca di autonomia, famiglie monoreddito e anziani soli.
I numeri dell’emergenza abitativa
I dati fotografano una situazione che, secondo Ambiente Asti, richiede una risposta strutturale. Nel 2024 sono stati 93 i nuclei familiari coinvolti nelle procedure di emergenza abitativa, persone e famiglie che si trovavano in condizioni di particolare difficoltà, tra cui perdita dell’alloggio, sfratti o situazioni abitative non adeguate; un dato a cui si aggiungono alcune decine di nuclei tuttora in emergenza. Sono oltre 700 le domande di edilizia residenziale pubblica presentate da famiglie che chiedono una risposta abitativa, mentre cresce la distanza tra il costo degli affitti privati e la capacità economica di molte persone. “Questi dati non sono soltanto numeri: rappresentano famiglie, anziani, giovani, lavoratori e persone fragili che chiedono una risposta concreta” sottolinea la forza politica. Da qui la convinzione che la casa non possa essere affrontata solo come emergenza: “serve una vera politica pubblica dell’abitare”.
Le dieci proposte per il futuro
Sono dieci le proposte avanzate da Ambiente Asti per costruire una strategia di lungo periodo. La prima è un piano straordinario per il recupero degli alloggi ERP, con l’obiettivo di rimettere rapidamente a disposizione gli appartamenti pubblici inutilizzati attraverso manutenzioni programmate e tempi certi di assegnazione. La seconda riguarda proprio la gestione della domanda: le oltre 700 richieste di edilizia residenziale pubblica impongono, secondo il documento, una gestione più efficace del patrimonio e una programmazione trasparente. Sul fronte dell’emergenza, la proposta è rafforzare gli strumenti di prevenzione degli sfratti e di accompagnamento verso nuove soluzioni abitative, intervenendo prima che si arrivi alla crisi.
Ambiente Asti mette poi sul tavolo l’ipotesi di cambi alloggio accompagnati per utilizzare meglio il patrimonio pubblico: favorire, su base volontaria e quando possibile, il passaggio verso abitazioni più adeguate per persone sole, anziani e nuclei fragili, destinando gli alloggi più grandi alle famiglie che ne hanno maggiore necessità. Accanto a questo, si propone il controllo dei requisiti di permanenza ERP con attenzione alle fragilità, garantendo equità attraverso verifiche periodiche e accompagnando le situazioni che cambiano con percorsi sociali adeguati.
Sul versante del patrimonio edilizio inutilizzato, la ricetta è il recupero degli immobili abbandonati, pubblici e privati, trasformandoli in nuove opportunità abitative senza nuovo consumo di suolo. Per chi resta escluso sia dall’ERP che dal mercato privato, la proposta è l’housing sociale, pensato per giovani, lavoratori con redditi bassi, famiglie monoreddito e tutte quelle persone che oggi non trovano una collocazione. Sul fronte delle marginalità più gravi, Ambiente Asti chiede il potenziamento dei dormitori cittadini e la creazione di un nuovo dormitorio femminile, con particolare attenzione alle donne in situazione di vulnerabilità. Completano il quadro l’accompagnamento sociale all’abitare – perché la casa deve essere sostenuta da percorsi di inclusione, mediazione condominiale e sostegno alle fragilità – e la rigenerazione dei quartieri, investendo in verde, servizi, illuminazione, spazi di comunità ed efficientamento energetico per migliorare la qualità della vita.














