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Economia e lavoro | 10 settembre 2026, 13:03

Precarietà "a tempo indeterminato", due sentenze del Tribunale di Asti smontano le zone d'ombra del lavoro

Doppia vittoria della Cgil, che ha sostenuto le tesi dei lavoratori, contro l'abuso dei contratti interinali: "Il requisito della temporaneità non può essere aggirato"

Nella foto, da sinistra a destra: Laura Pepe Sciarria, Massimo Padovani, Giuseppe Morabito, Sabrina Bordone

Nella foto, da sinistra a destra: Laura Pepe Sciarria, Massimo Padovani, Giuseppe Morabito, Sabrina Bordone

I giudici del lavoro del Tribunale di Asti hanno stabilito un principio destinato a pesare sul mercato dell'occupazione locale e nazionale: la somministrazione di lavoro non può trasformarsi in una condizione di precarietà strutturale e senza fine. Due recenti sentenze passate in giudicato hanno sancito la nullità della reiterazione illegittima delle missioni a termine, imponendo alle imprese utilizzatrici l’assunzione diretta dei dipendenti. La vertenza, condotta dalla Camera del Lavoro di Asti, ha aperto un varco che va oltre il perimetro giudiziario, portando complessivamente alla stabilizzazione di oltre trenta lavoratori tra contenziosi e accordi sindacali.

Il segretario generale della Cgil di Asti, Giuseppe Morabito, ha inquadrato la questione mettendo in luce l'anomalia diffusa nell'impiego della manodopera tramite agenzia: "Il lavoro somministrato è concepito per coprire picchi temporanei, non per esigenze continuative per cui chiediamo l’assunzione a tempo indeterminato". Il segretario ha rimarcato l'importanza di fare giurisprudenza partendo dal territorio: "Queste pronunce tracciano una via di tutela per chi spesso subisce ricatti legati al mancato rinnovo del contratto".

Sotto il profilo strettamente giuridico, l'avvocato Massimo Padovani, legale del sindacato, ha chiarito come i magistrati astigiani abbiano superato i vuoti normativi nazionali rifacendosi alla direttiva europea sul lavoro interinale: "La normativa comunitaria impone il criterio inderogabile della temporaneità, che viene eluso quando un addetto opera per anni nella stessa realtà aziendale". La vera anomalia italiana, ha precisato il legale, risiede nell'assenza di tetti temporali certi per le missioni, a differenza del contratto a termine diretto: "Abbiamo ottenuto la nullità del termine e la costituzione del rapporto subordinato diretto". 

Il legale ha spiegato nel dettaglio il meccanismo di questo rapporto triangolare, che vede da un lato il contratto commerciale tra l'azienda utilizzatrice e l'agenzia per il lavoro, e dall'altro il rapporto di lavoro subordinato tra l'agenzia stessa e il dipendente inviato "in missione" (ovvero incaricato di lavorare presso una determinata azienda per un periodo definito). In molti casi, per aggirare i limiti del contratto a termine, l'agenzia assume il lavoratore con un fittizio tempo indeterminato: una formula che illude l'addetto di aver raggiunto la stabilità, mentre l'azienda può interrompere le singole lettere di missione da un giorno all'altro senza dover fornire motivazioni o causali. Se l'agenzia non trova una nuova ricollocazione, al dipendente viene corrisposta per un periodo una modesta indennità di disponibilità, trascorsi circa sei mesi dalla quale scatta il licenziamento legittimo per mancanza di occasioni di lavoro, lasciando la persona senza alcuna reale tutela.

"Ora resta aperto il nodo dello staff leasing, la somministrazione a tempo indeterminato che rischia di lasciare il dipendente senza causale e con un indennizzo ridotto quando la missione cessa. Attendiamo su questo il pronunciamento della Corte di Giustizia europea previsto per il 23 settembre", ha aggiunto Padovani.

La genesi dell'azione sindacale è stata ricostruita da Sabrina Bordone, ex segretaria provinciale del Nidil Cgil da alcuni mesi passata ad altro incarico nell'ambito della Camera del lavoro: "Siamo partiti dall’ascolto nelle assemblee, spiegando che i somministrati hanno diritto alla parità di trattamento economico e normativo, dai premi di produzione ai buoni pasto". Bordone ha evidenziato la svolta delle vertenze nate nell'agosto 2024, quando decine di addetti si sono visti interrompere l'attività: "Grazie al fondo di solidarietà per le cause di principio, abbiamo garantito la copertura delle spese legali, togliendo ai lavoratori la paura di rivalse o condanne alle spese e trasformando decine di posizioni precarie in contratti stabili".

Nel corso della conferenza stampa c'è stato spazio anche per la sentita e toccante testimonianza della madre di uno dei lavoratori reintegrati - un trentaseienne che, dopo il covid, ha iniziato a dar segni di forte fragilità psicologica - rimasto in fabbrica tramite agenzia per dieci anni prima di essere allontanato insieme a numerosi altri colleghi: "Da quando, poco dopo il diploma all'Artom, ha ottenuto il suo primo contratto, di appena 5 giorni, mio figlio ha sempre lavorato con grande impegno. E così ha fatto anche per oltre 10 anni nell'azienda in cui è trovato fino al 2014 quando, allo scadere dei contratti, lo hanno lasciato a casa nonostante la sua fragilità. Senza l'assistenza della Cgil, che ha creduto in noi e ha affrontato la causa, oggi sarebbe in mezzo a una strada".

La linea di continuità e rafforzamento della categoria è stata infine tracciata da Laura Pepe Sciarria, attuale segretaria generale del Nidil Cgil di Asti: "La nostra vertenza dimostra che la tutela collettiva funziona: dal 2021 a oggi le deleghe nel settore somministrati sono triplicate, superando quota 500", ha sottolineato. Per Pepe Sciarria l'obiettivo futuro rimane fermo: "La somministrazione corretta può esistere, ma la precarietà permanente va sradicata garantendo criteri di assunzione trasparenti e parità reale".

Sempre guardando in prospettiva futura, l'auspicio del sindacato è che queste importanti vittorie spingano altri lavoratori nelle stesse condizioni, finora frenati dal timore di ritorsioni, a rivolgersi con fiducia alla Camera del Lavoro per esaminare e sanare anche le loro posizioni.

Gabriele Massaro

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