(Adnkronos) - Elezioni in Russia, urne aperte da oggi a domenica: Putin cerca il consenso tra apatia e seggi nei territori occupati
Da oggi, venerdì 18 settembre, a domenica la Russia è chiamata alle urne. In un contesto del tutto privo di candidati indipendenti, competizione reale e osservatori neutrali in grado di verificare la regolarità del voto o dei sistemi elettronici, la consultazione con ogni probabilità trasformerà nell'ennesima conferma del potere di Vladimir Putin. La formula dei tre giorni consecutivi di voto, introdotta negli ultimi anni e ormai standardizzata dal Cremlino, viene impiegata per facilitare l'affluenza sia fisica sia tramite il sistema di voto elettronico esteso a gran parte delle regioni.
Nel suo messaggio alla nazione trasmesso sulle televisioni di Stato, il presidente russo ha cercato di mobilitare un elettorato visibilmente apatico, facendo leva su un sentimento patriottico sempre più debole per legittimare le operazioni militari sul fronte ucraino. Gli esperti ipotizzano che questo appello alla coesione nazionale possa fare da apripista a un nuovo provvedimento di mobilitazione militare. Le votazioni si svolgeranno anche nei territori occupati dell'Ucraina annessi da Mosca: Donbass, Kherson e Zaporizhzhia.
Sebbene le forze di opposizione all'estero e l'unico partito contrario alla guerra rimasto in patria, Yabloko, abbiano invitato i cittadini a recarsi ai seggi per invalidare le schede e segnalare il proprio dissenso, la risposta della popolazione resta gelida. Secondo le rilevazioni del centro di ricerca indipendente Levada, appena il 28% dei cittadini intendeva partecipare, mentre ben il 66% ignorava persino le date della consultazione.
Tra coloro che hanno scelto di astenersi, il 41% ritiene il proprio voto del tutto irrilevante per gli esiti finale e il 24% denuncia la mancanza di garanzie democratiche. L'assenza di interesse ha contagiato gli stessi protagonisti della campagna: a Ryazan, la tv pubblica Rossiya 1 è stata costretta ad annullare per due giorni consecutivi i dibattiti elettorali poiché nessun candidato si è presentato in studio.
La consultazione servirà a rinnovare i 450 seggi della Duma di Stato, metà assegnati con sistema proporzionale e metà tramite collegi uninominali, oltre ai governatori di diverse regioni e alle assemblee locali.
Russia Unita parte con la certezza di blindare la maggioranza costituzionale detenuta nella legislatura uscente. Ad affiancarla sulla scheda elettorale vi sono il Partito Comunista, i Liberaldemocratici, Russia Giusta e Nuova Gente. È stata invece esclusa dal voto di lista la formazione di opposizione Yabloko, a seguito di un pronunciamento della Corte Suprema.
Sui candidati uninominali si è scatenata una dura selezione amministrativa: ben 36 esponenti critici sono stati estromessi dalla competizione. Come rilevato dal portale indipendente Vyorstka, 17 candidature sono state respinte a causa di vecchie citazioni di Aleksei Navalny nei propri contenuti online, mentre altri 7 politici sono stati incriminati per aver condiviso link a piattaforme social vietate dal regime.
La progressiva contrazione degli spazi di agibilità politica è un processo in atto da anni. Come osserva la politologa Ekaterina Schulmann, l'offerta elettorale si è drasticamente ridotta. Nell'ultimo decennio i partiti riconosciuti sono passati da 75 a 17 ed è stato reintrodotto l'obbligo di raccogliere 200mila firme per le sole forze non rappresentate nel parlamento uscente. E sono crollate del 20% la presentazione delle candidature dal 2022 a oggi.














