Dietro al fragore dei macchinari e alla maestosità della Way Assauto, pulsava il cuore di un uomo che non aveva mai dimenticato le proprie radici. La storia pubblica di Antonio Griffa è scolpita nei libri di economia e nella memoria industriale italiana, ma la sua dimensione più intima e familiare è sempre rimasta in ombra. Ora, grazie al lavoro certosino del giornalista Angelo Bottiroli, l'eredità di questo straordinario pioniere del Novecento rivive in un saggio biografico appena pubblicato.
Il libro, intitolato "Antonio Griffa e la sua famiglia", è un viaggio emozionante lungo 133 pagine, impreziosito da documenti d'epoca e scatti inediti, reso possibile dalla tenacia dei pronipoti Ferdinando e Giovanni di Gropello, supportati dagli altri discendenti. L'opera è già disponibile nei principali store online e ordinabile in tutte le librerie.

Il bambino che vegliava sulle sorelle
L'infanzia di Antonio è segnata dal dolore e da una precoce maturità. Nato a La Loggia nel 1884, perde improvvisamente il padre ad appena sei anni. Rimasta vedova, mamma Caterina prende una decisione drastica: vende la falegnameria di famiglia e si trasferisce a Torino, rilevando una piccola panetteria in piazza Vittorio Veneto.
Mentre la madre lavora instancabilmente, il piccolo Antonio deve occuparsi delle sorelline minori, Tina e Felicina. Questo profondo senso di protezione verso il prossimo plasmerà per sempre il suo carattere. L'istinto paterno, maturato così presto, diventerà la cifra distintiva della sua futura gestione aziendale: come aveva vegliato sulle sorelle, da grande proteggerà la sua sterminata famiglia di operai.
L'ascesa di un ragioniere visionario
Il percorso di Antonio verso il successo è costellato di sacrifici. A dodici anni lavora come garzone in una pasticceria torinese, ma il suo sguardo è puntato lontano. Nelle ore libere, invece di giocare con i coetanei, frequenta le scuole serali, studiando duramente fino a ottenere il diploma di ragioniere-contabile.
Il suo primo vero impiego è nel gruppo tessile dell'imprenditore e filantropo Napoleone Leumann, dove le sue capacità brillano a tal punto da valergli continue promozioni, fino alla carica di direttore della contabilità nel 1906. È proprio in quell'ambiente all'avanguardia che assimila i concetti di villaggio operaio e di sostegno alle maestranze, ideali che trasporterà con successo nella sua futura avventura imprenditoriale.
Il miracolo della Way Assauto
Il destino di Antonio Griffa si incrocia con la storia di Asti in un momento critico. Nel 1906, due industriali, Luigi Way e Alberto Assauto, siglano una storica intesa con il Comune e la Cassa di Risparmio di Asti per la costruzione di una gigantesca fabbrica meccanica in città.
Nonostante gli ingenti contributi economici, i primi passi della Way Assauto si rivelano difficili e l'azienda rischia il collasso. È in questo scenario di crisi che il genio di Antonio Griffa entra in scena, riuscendo, con un talento imprenditoriale fuori dal comune, a risollevare le sorti della fabbrica, fino a diventarne il socio di maggioranza e il cuore pulsante.
Sotto la sua guida, la "Waya" non solo prospera producendo componentistica meccanica all'avanguardia per l'industria ciclistica e automobilistica, ma diventa un modello pionieristico di "paternalismo industriale". Griffa costruisce case per i suoi dipendenti, crea un giornale interno nel 1924 per dialogare con le maestranze, finanzia un Dopolavoro ricco di attività sportive e non lascia indietro nessuno nei momenti di crisi. Un vero costruttore di lavoro e di umanità, il cui ricordo, grazie a questo libro, non andrà mai perduto.














