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Asti | 08 ottobre 2026, 15:56

Da Asti a Cuneo per "salvare" una tartaruga: dove c'è un animale selvatico c'è il Cras

Stamattina la consegna dell'animale, una specie esotica e invasiva. Un rimpallo di responsabilità e la disponibilità del Centro guidato da Matteo Attolico: "Da soli non possiamo farcela. Basterebbe un euro per ogni piemontese per consentirci di lavorare al meglio"

Sono partiti dalla provincia di Asti, precisamente da Piea, per portare una tartaruga palustre americana al CRAS, Centro Recupero Animali Selvatici di Bernezzo. 

Ma non è stato necessario andare fino a lì, dove sono in pieno corso i lavori di ampliamento e ristrutturazione. Si sono fermati a Cuneo, in corso Giovanni XXIII al civico 40, proprio di fronte ai Giardini Fresia, lì dove tutto è iniziato. 

Quella era infatti la sede dell'ex zoo di Cuneo, da dove Remigio Luciano, che lo gestiva, si era poi spostato a Bernezzo. 

Lì di fronte sta per nascere uno Sportello ambientale, il secondo del territorio, dove i cittadini potranno fare segnalazioni, portare animali o semplicemente chiedere informazioni. 

Ed è qui che Bruna e Piero, stamattina, hanno portato una Trachemys scripta elegans, una tartaruga palustre americana, specie esotica invasiva. 

Il CRAS gestisce l'unico centro autorizzato del Piemonte per contenere questa specie. Ce ne sono 800 a Sommariva Perno, in un laghetto artificiale, ma c'è spazio per contenerne oltre 3000. Si tratta di animali che vivono fino a 40 anni e che si riproducono a grande velocità. Per questo i maschi vengono sterilizzati. 

Tutto questo significa costi. Che, spiegano il responsabile Matteo Attolico e il membro del direttivo Federico Pellegrino, per l'intera struttura e per tutte le attività del CRAS, compresa la gestione delle tartarughe, si aggirano sui 550 mila euro l'anno. 

"Un euro per ogni piemontese", evidenzia Attolico. Eppure, sono tanti i Comuni e le istituzioni che dimenticano il ruolo dei Centri di recupero, obbligatori per legge. 

"Accogliamo comunque quattro o cinque animali al giorno, in questo periodo. La scorsa estate i numeri sono stati altissimi. Noi non ci tiriamo mai indietro".   

È la fotografia di un’attività che continua a funzionare anche davanti alle difficoltà economiche.

E non si sono tirati indietro nemmeno quando hanno ricevuto la chiamata di questa coppia astigiana. Che prima di arrivare a Cuneo, ha provato a telefonare ovunque. 

Hanno visto la tartaruga mentre procedeva sulla stradina sterrata che porta a casa loro, in campagna, probabilmente abbandonata da qualcuno. "Sembrava una pietra". 

L'hanno presa e hanno iniziato a telefonare. 

Prima la Forestale di Asti, poi la Lipu, che ha indirizzato la coppia verso il centro di Sommariva Perno. Ma per chi porta tartarughe da fuori provincia, il costo è di 300 euro. Provano quindi a chiamare anche la Provincia di Asti, il settore che si occupa della tutela della fauna, poi di nuovo la Forestale, poi il 112 e infine il nucleo Cites di Alessandria. 

Una catena di insuccessi. 

Alla fine chi accetta di prenderla in carico è proprio il CRAS di Bernezzo, che rinuncia anche ai soldi, consapevole che essersi fatti carico dell'animale e decidere di portarlo da Asti a Cuneo è già una spesa. 

Dal 2017 l’Unione europea ha inserito queste specie tra quelle considerate invasive, prevedendone il contenimento e impedendone la diffusione. Nei centri specializzati vengono adottate modalità di gestione che comprendono anche la sterilizzazione dei maschi, mentre il problema della loro eventuale soppressione apre una questione etica particolarmente delicata.

"Se si vogliono abbattere, devono occuparsene le istituzioni. Non possiamo farlo noi che siamo nati per salvare gli animali", spiega Federico. 

Il tema è anche quello dell’abbandono. Animali acquistati come fossero oggetti, spesso per assecondare una moda o un capriccio, finiscono poi nei centri di recupero quando diventano difficili da gestire. "Non sono oggetti, sono esseri viventi. Che pagano per i capricci degli umani. Noi ce ne occupiamo, ma abbiamo bisogno del sostegno delle istituzioni", continuano Attolico e Pellegrino. 

Sul fronte economico, servirebbero complessivamente circa 550 mila euro. Le risorse oggi disponibili, tra Provincia, Comune e Regione, ammonterebbero a poco più di 200 mila euro, cui si aggiungono circa 30 mila euro del 5 per mille, oltre a donazioni, fondazioni e altre forme di finanziamento.

Un grido d’allarme del Cras, che non si tira mai indietro ma che fa sempre più fatica ad andare avanti, nonostante continui a dare un servizio ha24, sette giorni su sette, su tutta la provincia.

La vicenda delle tartarughe è soltanto uno degli aspetti di un problema più ampio, che riguarda il rapporto tra uomo, fauna e ambiente. 

"Noi facciamo obiezione", ribadiscono, rivendicando una scelta precisa: quella di continuare a salvare gli animali e chiedere alle istituzioni di sostenere i costi o di assumersi la responsabilità delle decisioni più difficili.

"La tutela della fauna è un servizio per tutti. Non possiamo essere lasciati soli a sostenerne i costi".

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