Oltre 100 posti di lavoro a rischio e la preoccupazione per il futuro di altrettante famiglie. È l’allarme lanciato dalle organizzazioni sindacali sulla situazione occupazionale della sede astigiana dell’RTI Mediacom-Tecnocall, al centro di un incontro pubblico convocato ieri nel salone consiliare della Provincia di Asti. Al tavolo era stato invitato, ancora una volta, il committente Iren, che, secondo quanto denunciato dai sindacati, non si è presentato.
Nel comunicato diffuso al termine dell’incontro, le segreterie di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil Piemonte, insieme alle Rsu di Mediacom e Tecnocall Asti, contestano duramente l’assenza dell’azienda, giudicata un segnale di disinteresse nei confronti dei lavoratori e delle loro richieste.
Come si legge nella nota, le organizzazioni sindacali ritengono "grave e offensivo verso i lavoratori che rappresentiamo" l’atteggiamento di un committente che, a loro giudizio, dichiara attenzione alla tutela dell’occupazione negli appalti dei call center, ma non parteciperebbe ai confronti sulle criticità segnalate. I sindacati denunciano inoltre una progressiva riduzione del lavoro, con conseguenze potenzialmente pesanti per la sede astigiana.
L’11 ottobre termina la solidarietà
A rendere ancora più urgente la situazione è la scadenza del periodo di solidarietà, prevista per domenica 11 ottobre. Da quel momento, spiegano le organizzazioni sindacali, sarà il tavolo di confronto a dover individuare tutte le possibili soluzioni per tutelare i posti di lavoro.
I lavoratori dell’RTI Mediacom-Tecnocall stanno affrontando sacrifici e incertezza anche in vista della scadenza dell’appalto, prevista per giugno del prossimo anno. Un orizzonte che alimenta le preoccupazioni sul mantenimento dell’attività e dell’occupazione nella sede di Asti.
La richiesta rivolta a Iren è quella di tornare a partecipare agli incontri istituzionali e sindacali. Nel comunicato, le organizzazioni chiedono al committente di non sottrarsi più ai tavoli di confronto e contestano l’utilizzo delle istituzioni come portavoce di quelle che definiscono false garanzie e tutele.
La nota si chiude con un appello netto: "L’unica tutela e garanzia che deve ai lavoratori è il lavoro!".


















