Da simbolo del potere criminale a presidio tangibile di legalità e riscatto civile. Prosegue senza sosta il cammino di riqualificazione di Cascina Graziella, il bene confiscato alle mafie situato a Moncalvo, in frazione Santa Maria 49. La tenuta, gestita dall'Associazione Rinascita OdV e di proprietà del Comune di Moncalvo, rappresenta un cardine dell'accoglienza territoriale rivolta a donne e minori usciti da contesti di maltrattamento e fragilità sociale. Per completare l'opera di recupero e consolidare le attività di sostegno, l'ente ha annunciato un doppio canale di mobilitazione: un confronto tecnico ed economico con il mondo dell'edilizia piemontese e un laboratorio manuale di sensibilizzazione aperto alla comunità.

Imprese edili a confronto nel cantiere di Moncalvo
L'appuntamento chiave per accelerare sulla riqualificazione strutturale si terrà sabato 17 ottobre alle 11 direttamente sul posto. Con la ripresa dei lavori, l'associazione ha scelto di coinvolgere oltre venti operatori del comparto immobiliare ed edilizio dell'Astigiano e dell'intero Piemonte, affiancando chi aveva già espresso interesse per rendere l'immobile pienamente operativo nel minor tempo possibile.

Gli interventi tecnici ed edilizi richiedono infatti un apporto privato complementare rispetto ai finanziamenti pubblici già in via di assegnazione da parte della Regione Piemonte e di vari istituti finanziari. Durante la mattinata, allestita in formula conviviale con un aperitivo di benvenuto, i partecipanti potranno compiere un sopralluogo al cantiere e analizzare i dettagli progettuali curati dallo Studio Tecnico PS di Asti. Saranno presenti i referenti istituzionali del Comune, la presidente dell'Associazione Rinascita OdV, Sandra Del Grieco, e Roberto Vercelli, referente per le registrazioni telefoniche obbligatorie al numero 347 6510473.
Un filo contro la violenza: le rose all'uncinetto per La Casa delle Rose
Parallelamente all'impegno strutturale, il progetto di recupero affonda le radici in una consolidata rete solidale. Già nel 2021, all'interno del fienile recuperato della tenuta, ha preso vita La Casa delle Rose, un alloggio gestito sul piano sociale dalla cooperativa Jokko di Asti e destinato a percorsi di reinserimento e autonomia per quattro donne vittime di violenza.
A rafforzare questa trama comunitaria subentra ora l'iniziativa ideata da Luisa Redini, fondatrice del progetto "Se fossi filo", che sposa l'attivismo tessile internazionale del movimento Roses Against Violence. L'obiettivo consiste nel confezionare all'uncinetto delle rose viola, simbolo pubblico di rifiuto dell'indifferenza e strumento concreto per reperire risorse. Come ha evidenziato la stessa Luisa Redini: "Volevo trasformare ogni punto in qualcosa di concreto, un aiuto reale per chi quella violenza l'ha vissuta davvero. Il mio filo doveva portarmi qui, dove le offerte raccolte attraverso le rose viola andranno a sostenere i percorsi di autonomia delle ospiti", devolvendo l'intero ricavato delle offerte alla struttura.

Il percorso creativo prenderà il via giovedì 15 ottobre, dalle 18.30 alle 20, nella sede dell'associazione in via Giosuè Carducci 23 ad Asti, presso i locali delle Acli. Il ciclo di appuntamenti, aperti a chiunque senza necessità di esperienza pregressa e strutturati anche come momenti di approfondimento sui temi della violenza di genere, proseguirà con cadenza quindicinale nelle date del 29 ottobre, 12 novembre, 26 novembre e 10 dicembre, per poi riprendere nel nuovo anno. Dato il numero contingentato di postazioni, le prenotazioni sono gestite tramite i canali telematici e social dei promotori.






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