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Attualità | 23 ottobre 2026, 11:55

Scuola, razzismo e guerre: 450 studenti in corteo ad Asti: "Il futuro ci appartiene" [FOTO E VIDEO]

Striscioni, slogan contro Meloni e Vannacci e tanta rabbia per un futuro che i ragazzi sentono sempre più incerto. Da piazza Roma a piazza San Secondo, la manifestazione ha attraversato il centro cittadino tra richieste di maggiori investimenti nell'istruzione, testimonianze di razzismo e appelli a non restare in silenzio

Voci che si alzano, slogan scanditi a gran voce e una generazione che chiede di essere ascoltata. Circa 450 studenti hanno invaso questa mattina le strade del centro di Asti per portare in piazza la propria rabbia contro una scuola giudicata obsoleta e sottofinanziata, ma anche contro le discriminazioni, le guerre e le politiche del Governo. Un corteo vivace, attraversato da rivendicazioni politiche e testimonianze personali, che ha trasformato il centro cittadino in un palcoscenico di protesta e partecipazione.

La manifestazione, organizzata con il supporto del Movimento Studentesco Asti, è partita da piazza Roma e ha attraversato corso Alfieri, piazza Alfieri, piazza Campo del Palio, corso Matteotti, via Brofferio e via Cavour, prima di raggiungere piazza San Secondo, dove si sono tenuti gli interventi conclusivi.

Durante il percorso non sono mancati gli slogan contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il generale Roberto Vannacci, insieme al coro "Siamo tutti antifascisti". Qualche petardo è esploso all'inizio di corso Matteotti, senza turbare l'andamento della manifestazione, che si è svolta in maniera pacifica.

"La prima spinta è partita da tutti i ragazzi"

A spiegare le ragioni della mobilitazione è stata Sara Filetti del Movimento Studentesco Asti, che ha sottolineato come l'iniziativa sia nata direttamente dalla volontà degli studenti, prima ancora che dall'organizzazione del movimento.

"Noi del Movimento Studentesco Asti ci siamo occupati della parte burocratica, del volantinaggio e dell'assemblea organizzativa, ma la prima spinta per questa manifestazione è partita da tutti. Questo si vede dal numero di ragazzi presenti oggi in piazza", ha raccontato Filetti, esprimendo soddisfazione per la partecipazione e per la presenza di studenti provenienti da diverse scuole.

Al centro della protesta c'è soprattutto un sistema scolastico giudicato obsoleto e incapace di rispondere adeguatamente alle esigenze delle nuove generazioni. "Le scuole non sono finanziate abbastanza. Questo si vede dal fatto che gli edifici scolastici cadono a pezzi e pochissimi sono stati ristrutturati", ha denunciato la rappresentante del movimento.

La protesta riguarda anche il peso economico dell'istruzione sulle famiglie: libri di testo sempre più costosi, spese per raggiungere gli istituti e rincari dei carburanti e dei trasporti. Per gli studenti, il diritto allo studio non può diventare un percorso a ostacoli per chi non dispone di risorse sufficienti.

Filetti ha poi collegato la mobilitazione astigiana alle proteste che stanno interessando altre categorie in Italia, citando agricoltori, autisti e lavoratori del trasporto. "Ragazzi in tutta Italia stanno manifestando in questo momento e allora ci siamo uniti anche noi", ha spiegato, inserendo le rivendicazioni studentesche in un malessere sociale più ampio.

"Continuate a protestare, continuate a incazzarvi"

Dalla piazza è arrivato anche un appello rivolto direttamente ai coetanei. Non basta partecipare a un corteo per fare numero: occorre conoscere le ragioni della protesta, informarsi e sviluppare una propria consapevolezza sulle scelte che riguardano il futuro.

Un ragazzo intervenuto al microfono ha espresso il proprio dispiacere per chi, a suo giudizio, avrebbe preso parte alla manifestazione senza comprenderne fino in fondo le motivazioni. Da qui l'invito a non fermarsi alla presenza in piazza, ma a continuare a informarsi e a partecipare.

"È necessario che tutti vi informiate, se volete avere un minimo di sale in zucca per decidere cosa fare in futuro, o almeno del vostro futuro", ha detto, prima di lanciare un messaggio che ha condensato lo spirito combattivo della giornata: "Continuate a protestare, continuate a incazzarvi, continuate a essere liberi".

Parole che restituiscono il clima di una manifestazione nella quale la richiesta di cambiamento si è accompagnata alla volontà di non delegare ad altri le decisioni sul proprio domani.

Le storie personali contro il razzismo

In piazza San Secondo la protesta ha assunto anche il volto delle esperienze individuali. Tra gli interventi, quello di una ragazza originaria della Puglia, che ha raccontato la sofferenza della propria comunità di provenienza, denunciando le difficoltà vissute dalla popolazione e la mancanza di attenzione mediatica verso una situazione che, secondo la sua testimonianza, è segnata anche da carenze alimentari.

Un'altra studentessa, cresciuta in Italia da genitori marocchini, ha raccontato di aver coltivato fin dalle scuole medie il sogno di entrare nelle forze dell'ordine. Un desiderio che, secondo il suo racconto, sarebbe stato scoraggiato da una docente, che avrebbe messo in dubbio la possibilità di realizzarlo a causa delle sue origini.

"Tutti hanno un sogno e il mio sogno è quello di essere una poliziotta. Una persona come lei non può mai dirmi di fermare il mio sogno e iniziarne un altro", ha affermato, chiedendo di contrastare il razzismo e i pregiudizi che rischiano di limitare le aspirazioni dei ragazzi.

Anche Alice, studentessa di origine cilena nata e cresciuta in Italia, ha raccontato la propria esperienza di discriminazione nella precedente scuola, il liceo artistico. La ragazza ha riferito di aver subito atteggiamenti razzisti dopo essersi assentata per due mesi per andare a trovare la famiglia in Cile. Nonostante, secondo il suo racconto, avesse fornito la documentazione necessaria e spiegato la situazione, si sarebbe sentita presa di mira da un'insegnante.

La sua testimonianza si è intrecciata con un'altra critica rivolta al sistema scolastico, quella relativa alle risorse disponibili per la didattica. "Non è normale che la maggior parte dei materiali scolastici venga pagata dalle tasche dei professori", ha sottolineato, richiamando l'attenzione sulle difficoltà quotidiane che coinvolgono anche il personale docente.

"Non spegniamo la rabbia, incanaliamola"

Tra gli interventi conclusivi anche quello di Davide, del CDL Felix e della Libreria Archivio Narrativo di Asti, che ha letto un testo dedicato alle ragioni politiche e sociali della mobilitazione.

Nel suo discorso ha richiamato le guerre, i genocidi, la crisi ambientale, il razzismo e le condizioni degli edifici scolastici, criticando le politiche governative in materia di spesa militare e istruzione. Nel mirino anche le misure contro chi manifesta e le proposte legate al ritorno della leva militare.

Davide ha contestato inoltre l'indirizzo attribuito al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, denunciando una scuola che rischia, secondo la sua lettura, di educare all'obbedienza anziché offrire strumenti di emancipazione. Tra i temi sollevati anche le limitazioni alla presenza degli studenti stranieri e l'assenza di un'adeguata educazione sessuo-affettiva.

Il messaggio rivolto ai ragazzi è stato quello di non lasciare che la rabbia si esaurisca con la fine del corteo, ma di trasformarla in partecipazione collettiva, senza farsi strumentalizzare dalle forze politiche né intimidire dalle critiche.

"La nostra forza viene dal basso e dalla nostra capacità di allargare sempre di più le proteste e le lotte a tutte le persone schiacciate e sfruttate", ha affermato, concludendo con una frase che ha riassunto il senso della mobilitazione: "Perché il futuro ci appartiene, perché se non agiremo noi in prima persona nessuno lo farà al posto nostro".

Una giornata di protesta che ha portato nel cuore di Asti le preoccupazioni di una parte del mondo studentesco, tra richieste concrete per una scuola più accessibile e sicura, storie di discriminazione e una presa di posizione netta sui grandi temi politici e sociali. 

Con un messaggio che i ragazzi hanno voluto ribadire fino all'ultimo intervento: il futuro non è qualcosa da aspettare passivamente, ma una realtà per la quale vale la pena mobilitarsi.

Alessandro Franco

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