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Cultura e tempo libero | 26 gennaio 2019, 15:51

Intervista a Elio, narratore e baritono dell'"Opera buffa", in scena stasera all'Alfieri di Asti

Lo spettacolo è una carrellata nel repertorio più conosciuto dell'opera passando da il Flauto Magico, il Don Giovanni, Il Barbiere di Siviglia di Rossini, e i Racconti di Hoffmann di Offenbach

Intervista a Elio, narratore e baritono dell'"Opera buffa", in scena stasera all'Alfieri di Asti

I grandi compositori, da Mozart a Rossini a Offenbach, riproposti in chiave moderna e spiritosa da Elio.

il Flauto Magico, il Don Giovanni, Il Barbiere di Siviglia di Rossini, e i Racconti di Hoffmann di Offenbach. Abito rosso, parrucchino e occhiali, l'ironico Elio è riuscito in un racconto straordinario appassionando il pubblico senza tirarsi indietro a battute e sketch com'è nel suo stile.

Nella prima parte dello spettacolo ha raccontato il Flauto Magico come una fiaba, con una rielaborazione-rilettura del libro omonimo di Vivian Lamarque.

Abbiamo intervistato l’artista alla vigilia del suo spettacolo al teatro Alfieri.

"Vi racconto una fiaba..." così inizia la narrazione del Flauto magico. La sua Opera buffa a che pubblico si rivolge?

“L’ obiettivo è proprio quello di rivolgersi a tutti, ma in particolar modo ai più piccoli, non per insegnare nulla ma per guidarli nell’ascolto, facendoli entrare appunto in una dimensione fiabesca, con una storia suggestiva e arricchita dalla grande musica. Sono poi dell’opinione che meno il pubblico conosce di ciò che andrà a sentire e meglio è, e la mia grande soddisfazione e sapere che in quelle arie,la gente può riconoscere e associare la musica a qualcosa che ancora esiste, che ci capita di avvertire ogni giorno, proprio perché i compositori come Rossini, Mozart hanno creato qualcosa di eterno”.

Come è cambiato il modo di ascoltare oggi?

“Sicuramente la tecnologia, che era nata per perfezionare e migliorare gli strumenti a nostra disposizione è diventata una…Trap (pola)! Nel vero senso della parola. Non si scrive e compone più non l’attenzione ai dettagli, la precisione, e anche la dedizione di un tempo. Tutto è uso e consumo, velocità di buttare fuori prodotti  e viene usata come mezzo per migliorare non per lavorare meno, in modo più semplice e più prevedibile e scontato e di conseguenza, il pubblico si abitua, ad avere meno attenzione, meno pazienza e meno tempo per apprezzare ciò che vale”.

Che atteggiamento c’era per i grandi compositori che hanno permesso di rendere le loro opere eterne?

"C’è da dire una cosa : la cosidetta  “musica classica” concetto quando è stata composta non era classica, era musica e basta. Come quella che scrive fedez , per intenderci! Ma c’è una differenza: Mozart e Rossini volevano scrivere per il pubblico, anche usando l’ironia, l’allegria, i buoni pensieri. In questo trovo un punto di unione con loro. L’ascolto deve essere un piacere che cresce mano man che si conosce ciò che la musica vuole trasmettere e questo, ribadisco, passa attraverso la scoperta e anche il divertimento!  Il sorriso non è qualcosa di ridicolo e non sminuisce il valore artistico di un’opera. Per quello certe arie piacciono ancora adesso e sono, appunto eterne".

All’estero il mondo della lirica è molto apprezzato e viene associato culturalmente al nostro Paese. Si è mai pensato ad un tour mondiale? 

“Sarebbe bello, ma i primi che non conoscono questa ricchezza sono proprio gli italiani, quindi,per ora, meglio coinvolgere i nostri compaesani e trasmettere loro il piacere dell’ascolto che può veramente dare gioia e piacere”.

 

Manuela Caracciolo

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