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Cultura | 20 aprile 2019, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo: l’importanza di chiamarsi Alfieri

Nuova puntata di invito ad approfondire la conoscenza di storie, persone e opere che hanno arricchito Asti, dedicata questa volta ad una sua importante casata

Palazzo Alfieri

Palazzo Alfieri

L'adunco rostro, il nerboruto artiglio, / Le poderose rapide sonanti / Alie il fiso nel sole ardito ciglio / Son dell'aquila prodi alteri vanti / Da tal nobile augello il nome piglio…

Così Vittorio Alfieri ricorda nelle Rime l'origine del suo cognome. L'aquila di cui parla è quella romana, dando credito a quanto riportato nel seicentesco Compendio historiale della Città di Asti del Malabayla. Lì si narra che, nella difesa di Roma contro i Goti, vennero inviati anche da Asti cavalieri e fanti, tra questi Arricino Moneta che nella battaglia riprese l'aquila, insegna di Roma, caduta in mano ai barbari, ottenendo per l’eroico gesto l’appellativo di Alfiere.

Al di là delle leggendarie origini, la famiglia Alfieri è stata sicuramente una delle più importanti di Asti; la sua presenza nella vita pubblica della città, a partire dal XII secolo, è stata sempre di valore e grande importanza. Tanto per capirci: ha dato i natali al cronista Ogerio Alfieri, redattore della famosa Cronica, storia di Asti dalle origini a fine ‘300; a Enrico Alfieri, Ministro Generale dell'Ordine Francescano nel XIV Secolo, una potenza; al grande poeta Vittorio e all'architetto Benedetto, maestro del barocco, che diede un nuovo volto alla città: Palazzo Alfieri, Palazzo Ottolenghi, Palazzo Civico e Palazzo Mazzetti, tra le sue tante opere.

La settecentesca propensione alle arti, magnificamente espressa da Vittorio e dal cugino Benedetto, poggiava sicuramente sulla forte passione culturale di gran parte della famiglia. Doveva ancora nascere il nostro poeta, quando il padre, conte Antonio, tra le varie proprietà in città aveva anche un teatro e si onorava di svolgere l'attività di impresario teatrale. In società con altri nobili astigiani, nel 1737, acquistò dal cavaliere Busca di Mango il Teatro Busca, al tempo quasi all'angolo tra corso Alfieri e via Roero. Lì mise in scena i più svariati tipi di spettacoli, dalle commedie alle esibizioni di giocolieri, dalle marionette al teatro popolare. Quando nel 1741 re Carlo Emanuele III, passò da Asti, gli unici edifici privati e laici che visitò furono il suo Teatro e Palazzo Alfieri, il primo per la notorietà acquisita ed il secondo con la curiosità di vedere l'ultima creazione di Benedetto, architetto di corte.

Una ulteriore conferma dell’importanza della casata, la troviamo anche in Cattedrale, con la Cappella dello Sposalizio della Vergine. E' la terza della navata settentrionale, dal 1516 dei conti Cacherano, proprio nel '700 passò alla famiglia Alfieri. Nella cappella, oltre ad una imperdibile opera pittorica del primo Gandolfino, c’è la tomba di Monica Maillard de Tournon, mamma di Vittorio.

Il riferimento odierno più rilevante è certamente Palazzo Alfieri, casa museo, splendida costruzione barocca, di proprietà della famiglia dal seicento, ristrutturata a metà settecento da Benedetto. L’esposizione di una ricca ed interessante collezione di scritti, epistole e note del nostro grande poeta e la fedele ricostruzione dei suoi ambienti di vita quotidiana, si spera possano diventare punto di partenza per dare valore, anche ai fini dello sviluppo turistico locale, all’importante figura del nostro trageda.

Storie importanti, persone speciali e luoghi eccezionali: questo è Asti. Si iniziasse a raccontarne in giro per l’Italia ed il Mondo, non più così difficile oggi grazie a tecnologia e reti sociali, saremmo letteralmente invasi da turisti. Ora assenti.

Intanto speriamo che, non aveste avuto ancora occasione di girare per Palazzo Alfieri e di leggere o ascoltare qualche suo sonetto, l’articolo vi offra lo spunto per farlo. Esempi eccezionali della ricchezza del patrimonio storico, monumentale ed artistico di Asti, a riprova della considerazione che viviamo in un posto bellissimo.

Davide Palazzetti

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