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Al Direttore | 24 ottobre 2019, 16:37

L'Amministrazione chiarisca il taglio di fondi destinati all'Israt

Riceviamo e pubblichiamo una lettera a firma di Michele Anselmo e Beppe Passarino, consiglieri comunali del gruppo "Uniti si può"

Beppe Passarino e Michele Anselmo in una foto d'archivio

Beppe Passarino e Michele Anselmo in una foto d'archivio

La consigliera Quaglia ha chiesto spiegazioni al Sindaco in merito alla volontà del Comune di ridurre il contributo di partecipazione all’Istituto storico della Resistenza, che inevitabilmente dovrebbe rinunciare ad un dipendente. Condividiamo pienamente le osservazioni mosse dalla collega e temiamo che ciò possa rappresentare l’inizio di un circolo vizioso “letale”.

Come ci insegna la cronaca, infatti, molte di queste realtà, una volta ridotto il personale, perdono la “capacità” di partecipare ad una serie di “progetti esterni” - introiti ormai essenziale per il proprio funzionamento - e, quindi, si vedono travolte da una reazione a catena che le porta all’implosione.

Ci permettiamo di far notare una grossa contraddizione: una Maggioranza fatta di “campioni” delle tradizioni, decisi, a parole, a rilanciare la città con il binomio vincente “cultura e territorio”, dimezza gli investimenti proprio nel principale centro di ricerca e divulgazione di storia e civiltà locale.

A questo proposito forse c’è bisogno di ricordare che l’Istituto storico si occupa di una serie di temi caratterizzanti ed identitari per il territorio e la società di tutto l’astigiano, e lo fa sia producendo “conoscenze”, sia “restituendole” alla collettività.

Da più di trent’anni, infatti, esso pubblica studi sull’espansione urbana della città e sui gruppi sociali che vi hanno vissuto, sulla trasformazione del suo tessuto economico e sui grandi fenomeni – dalle migrazioni dell’800 fino all’alluvione del ‘94 – che hanno coinvolto il capoluogo e le campagne; sostiene i docenti nella didattica, tramite corsi di formazione e materiale specifico sulle dinamiche del territorio; lavora a contatto con centinaia di studenti di tutta la provincia, portando nelle scuole testimonianze della società rurale proprio mentre la globalizzazione ne sta lentamente cancellando i segni; collabora attivamente con ogni tipo di comunità locale tenendo in vita “luoghi e i momenti” della memoria collettiva; dà la possibilità alla cittadinanza, gratuitamente, di assistere a centinaia fra conferenze, corsi di formazione e occasioni di intrattenimento culturale.

Una serie di attività, dunque, caratterizzate da un approccio “sociale” alla materia, che coinvolgono migliaia di utenti l’anno, e che fanno dell’Israt un fiore all’occhiello di questa città riconosciuto a livello nazionale.

Sentendo parlare di “tradizioni” e di sviluppo del territorio attraverso la cultura, ci aspetteremmo di veder “sfruttati” questi contenuti per creare nuovo interesse attorno alla zona e, magari, lanciare prodotti o manifestazioni prettamente locali.

Questa scelta del comune, invece, va nel senso opposto, e smaschera una precisa politica culturale che, al netto degli slogan, punta su eventi risonanti e standardizzati – non per forza sinonimo di qualità – e presenta il conto alle realtà locali; dietro c’è l’idea che la cultura sia nient altro che uno svago monetizzabile, fosse anche solo in termini di immagine, o forse semplicemente un goffo tentativo di imitare Alba.

La cultura, per disturbare Gramsci, dovrebbe invece essere cosa ben diversa: la via “per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri”.

Non pretendiamo certamente di cambiare il modo di pensare della Maggioranza: le chiediamo però di tornare sui suoi passi almeno in relazione a questo provvedimento. In caso contrario dovrà assumersi la responsabilità di aver assestato un colpo decisivo alla cultura locale per risparmiare 22 mila euro annui.

 

Michele Anselmo e Beppe Passarino - consiglieri comunali Uniti si puó

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