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Cronaca | 23 gennaio 2020, 14:17

Il rapporto DIA conferma: nell’Astigiano radicata la ‘ndrangheta calabrese

La relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia evidenzia anche la presenza di criminalità albanese e nord africana

Un fermo immagine di un incontro ripreso da una telecamera nascosta dai carabinieri nell'ambito dell'operazione Barbarossa

Un fermo immagine di un incontro ripreso da una telecamera nascosta dai carabinieri nell'ambito dell'operazione Barbarossa

È la ‘ndrangheta la principale associazione mafiosa presente in Piemonte.

Il dato emerge dalla relazione semestrale della Dia, resa nota nei giorni scorsi, che monitora il primo semestre del 2019. “Per quanto riguarda le consorterie siciliane, campane e pugliesi - scrive la Dia - nel periodo in esame non si sono registrati episodi meritevoli di particolare attenzione, nei confronti delle quali resta comunque alta l’attenzione investigativa in ragione del potenziale economico-criminale che sono in grado di esprimere”.

È assente quindi il radicamento di Cosa Nostra, Camorra e Sacra corona unita, ma di locali di ‘ndrangheta invece ce ne sono ben 14 i quali comprendono, oltre al Piemonte, anche quelli al confine con la Valle d’Aosta: contaminazione territoriale, ma anche criminale.

Oltre alle infiltrazioni nell’economia “anche per il Piemonte - è scritto - il traffico di sostanze stupefacenti si conferma tra le attività di primario interesse delle consorterie. In tale contesto, risulta di assoluto rilievo la cattura, nel mese di luglio 2019 del latitante Nicola Assisi, ritenuto tra i maggiori fornitori di droga in Italia, al servizio dei cartelli della ‘ndrangheta”. L’uomo è stato arrestato in Brasile, a Praia Grande, sulla costa dello Stato di San Paolo, dalla Polizia federale brasiliana con l’ausilio dei Carabinieri, insieme al figlio Patrick. Inseriti nell’Elenco dei latitanti pericolosi del Ministero dell’Interno, i due, ricercati per associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, avevano stretti rapporti con il locale di Volpiano, nel torinese, e con le consorterie di Gioiosa Jonica e di Platì, in provincia di Reggio Calabria.

Anche in Piemonte ed in Valle d’Aosta non mancano, poi, forme di controllo del territorio - sottolinea la Dia - che danno luogo a condotte estorsive ed usurarie, spesso finalizzate all’acquisizione di attività imprenditoriali”.

Oltre alla ‘ndrangheta, nella regione sono presenti molti sodalizi stranieri come quelli di matrice albanese, romena e africana, in particolare nigeriana. “La criminalità albanese rappresenta una presenza costante sul territorio piemontese - è riportato nella relazione - e manifesta una spiccata capacità di interazione le espressioni delinquenziali nazionali. I campi d’azione di tale consorteria si confermano il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione e i reati predatori in genere”. I gruppi criminali romeni invece, da un lato agiscono attraverso forme di microcriminalità, ma non sono soggetti organizzati, “che di norma attuano reati predatori, quali furti e rapine”, ma non mancano neanche quelli operanti in forma organizzata. “Ad uno di questi, proprio nel torinese, nel recente passato è stato contestato (per la prima volta in Italia) - continua la relazione - il reato di associazione di tipo mafioso”.

Anche le organizzazioni criminali di origine africana sono da tempo diffuse in Piemonte. Queste operano sia sotto forma di piccoli gruppi che si occupano di spaccio di stupefacenti e di reati predatori, sia come compagini criminali strutturate ed organizzate, come quelle nigeriane, i cui aderenti hanno già subito condanne per associazione di tipo mafioso.

Non mancano neanche la criminalità cinese la quale conferma “il loro interesse per il settore della contraffazione dei marchi e per il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reato quest’ultimo che alimenta lo sfruttamento lavorativo e sessuale di connazionali, spesso realizzato all’interno dei “centri benessere”. Ad oggi non si sono registrati contatti tra la criminalità cinese e gruppi mafiosi italiani, ma in qualche caso è comunque emerso il coinvolgimento di alcuni soggetti italiani che agiscono quali prestanome nei contratti di locazione degli appartamenti utilizzati per l’esercizio della prostituzione. “L’assenza di contrasti tra le varie matrici etniche riconducibile alla spartizione degli “affari” induce a ritenere che, anche per un immediato futuro, non si prevedano significative criticità nei rapporti tra gruppi criminali”.

Il “pericolo” principale quindi, per la regione è rappresentato dalla ‘ndrangheta che “continuerà a manifestare la sua crescente pericolosità tenuto conto della sua forte strutturazione e capillarità, elementi che le conferiscono quel valore aggiunto necessario per rimodulare gli assetti in reazione alla frequente ed incisiva azione di contrasto”.

Provincia di Asti

Anche in provincia di Asti le risultanze della Dia confermano la presenza di persone legate alla ‘ndrangheta calabrese.

Già nel 2011 l’inchiesta “Alba Chiara”, infatti aveva svelato l’esistenza del “locale” del basso Piemonte, con competenza anche sull’astigiano. Nel maggio del 2018, però una svolta importante in merito alla struttura della criminalità organizzata, in questa porzione di territorio, è rappresentata dall’indagine “Barbarossa” che ha fatto luce sulla presenza di un “locale”, con ruoli di vertice e procedure interne di affiliazione, con sede ad Asti, ma operativo anche in aree limitrofe, costituito da esponenti delle famiglie Emma, Stambè e Catarisano.

Sul fronte della criminalità straniera invece, nell’astigiano vi è una convivenza tra gruppi albanesi, nord africani e romeni. Gruppi che gestiscono prevalentemente il mercato della prostituzione e degli stupefacenti. Proprio nel maggio scorso i Carabinieri hanno eseguito l’operazione “Drug Queen” nei confronti di 15 persone accusate di detenzione e spaccio di droga ed inoltre, al comando del sodalizio, composto da italiani, nord africani e albanesi, secondo l’impostazione accusatoria, c’erano quattro donne.

Angela Panzera

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