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Sanità | 26 marzo 2020, 19:36

Coronavirus, la carenza di vitamina D può aumentarne i rischi. Uno studio di due professori piemontesi spiega i benefici di questa importante vitamina

Abbiamo intervistato il professor Giancarlo Isaia docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino che ha curato lo studio con Enzo Medico, ordinario di Istologia all’Università di Torino

Giancarlo Isaia ed Enzo Medico

Giancarlo Isaia ed Enzo Medico

Perché determinate zone sono più colpite dagli effetti del coronavirus? O perché in particolare le persone anziane? A spiegarlo una teoria che deriva da uno studio approfondito, alla ricerca di possibili concause, di Giancarlo Isaia,docente di Geriatria e presidente dell’Accademia di Medicina di Torino ed Enzo Medico, ordinario di Istologia all’Università di Torino. 

I due professori hanno approfondito il ruolo che potrebbe svolgere la carenza di vitamina D, che in Italia interessa una vasta fetta della popolazione, soprattutto anziana, anche in seguito a raccomandazioni recentissime della British Dietetic Association.

I dati emersi (al fondo dell’articolo il documento dello studio) sono stati sottoposti ai Soci dell’Accademia di Medicina di Torino e giudicati molto interessanti.

VITAMINA D A CONTAGIATI E AI SOGGETTI FRAGILI

Isaia e Medico nello studio suggeriscono, in associazione alle ben note misure di prevenzione di ordine generale, di assicurare adeguati livelli di vitamina D nella popolazione, ma soprattutto nei soggetti già contagiati, nei loro congiunti, nel personale sanitario, negli anziani fragili, negli ospiti delle residenze assistenziali, nelle persone in regime di clausura e in tutti coloro che per vari motivi non si espongono adeguatamente alla luce solare.

“Un farmaco a bassissimo costo – spiega Isaia – che certo non farebbe male”. Inoltre, potrebbe anche essere considerata la somministrazione della forma attiva della vitamina D, il Calcitriolo, per via endovenosa nei pazienti affetti da COVID19 e con funzionalità respiratoria particolarmente compromessa. 

Lo studio ha evidenziato un ruolo attivo della vitamina D sulla modulazione del sistema immune e la frequente associazione dell’ipovitaminosi D con numerose patologie croniche che possono ridurre l’aspettativa di vita nelle persone anziane, tanto più in caso di infezione da COVID-19.

UNA VITAMINA IN GRADO DI CONTRASTARE L'IPERINFIAMMAZIONE

Inoltre evidenzia un effetto della Vitamina D nella riduzione del rischio di infezioni respiratorie di origine virale, incluse quelle da coronavirus e la capacità della vitamina D di contrastare il danno polmonare da iperinfiammazione. 

Nel 2004 – spiega Isaia – avevo pubblicato un lavoro in cui si documentava che la popolazione italiana è tra quelle europee a più bassa concentrazione di vitamina D. Siamo partiti da questo ragionamento, anche perché da altri dati epidemiologici è emerso che gran parte dei contagiati stanno sopra il Tropico del cancro, quindi quelli che da fine febbraio sono quelli più esposti alla carenza di vitamina D”.

Quindi con questa teoria voi spieghereste anche i dati della Spagna che in questi giorni ha avuto più morti della Cina?

Esattamente, Spagna e Italia sono particolarmente carenti di vitamina D, poi siamo tra le popolazioni più vecchie al mondo, come il Giappone che però è grande consumatore di pesce. I bambini, sono molto meno colpiti perché a loro viene spesso somministrato il famoso olio di fegato di merluzzo e le donne, essendo più attente all’osteoporosi, assumendo la vitamina D, risultano meno colpite”.

I FATTORI DI RISCHIO

Come spiegate i tanti casi in particolare nelle zone di Bergamo e Brescia?

“Due fattori hanno fatto secondo noi un mix micidiale, l’inquinamento atmosferico e la bassa vitamina D, oltre al fatto che da quelle parti ci si sposta molto”.

Un’altra considerazione dei professori piemontesi riguarda l’alto numero di religiose colpite (il caso purtroppo tristemente noto dell’istituto di Tortona):”Non prendono sole e non assumono vitamina D, così come nelle case di riposo non sempre viene somministrata”.

Enzo Medico, biologo, ha analizzato anche i dati delle percentuali nei ratti colpiti da polmonite. Quelli trattati con vitamina D sono guariti. La vitamina D secondo diversi studi ha importanti effetti antivirali.

I lavori esaminati dai due medici sono un centinaio, i dati sono preliminari ma indicano che i pazienti ricoverati per COVID-19 presentano una elevatissima prevalenza di ipovitaminosi D. “Lo studio è stato girato ai medici e sono arrivati dei feedback molto interessanti. Non è assolutamente la cura al coronavirus, sottolineiamolo, ma spieghiamo che la carenza di vitamina D favorisce l’insorgenza di malattie virali, ci sono sufficienti evidenze che possa ostacolare gli aggravamenti delle polmoniti”.

Files:
 Ipovitaminosi D e Coronavirus 25 marzo 2020 (488 kB)

Betty Martinelli

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