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Cultura e tempo libero | 04 giugno 2019, 16:59

L'Asti Film Festival va in carcere con il progetto Libera-Mente

Premiati tre film da una giuria composta da detenuti che hanno visionato 24 opere

Il teatro del Carceredi Asti

Il teatro del Carceredi Asti

Che cosa può provare una persona ristretta in carcere? Cosa pensa della vita e degli errori che si è lasciata alle spalle? Cosa pensa del futuro se mai ci potrà essere un futuro? Sono queste, ma anche molte altre, le domande che ci si pongono varcando la soglia (o meglio le sbarre) di un carcere di massima sicurezza, quale è il carcere di Asti.

L’occasione di queste riflessioni le ha offerte il progetto Libera-Mente collegato all’Asti Film Festival diretto da Riccardo Costa che oggi, nel carcere di Asti, ha premiato alcuni film e corti valutati da una giuria di detenuti che hanno partecipato ad un progetto settimanale“illuminato” e propositivo.

Prima di "spogliarsi" di telefoni, borse e ammenicoli vari della quotidianità, per entrare occorre liberarsi soprattuttto di pregiudizi e diffidenze.

Chi è ristretto ad Asti ha commesso gravi crimini, qualcuno probabilmente non uscirà mai ma l’entusiasmo e la volontà con cui i 36 hanno aderito a Libera-mente è palpabile ed emozionante.

Il bisogno di normalità (cancellata sicuramente con le proprie mani) si sente, si tocca. Grazie anche alla collaborazione di Effatà onlus i detenuti, portano avanti diversi progetti quotidiani, anche editoriali con “La Gazzetta Dentro”, hanno gruppi di preghiera, fanno bricolage. L’associazione, con l’ATC, gestisce anche 5 alloggi per l’accoglienza di parenti di detenuti.

C’è stata una partecipazione entusiasta sull’Asti Film Festival – ci hanno spiegato Maria Bagnadentro presidente Effatà e la volontaria Ornella Petroni hanno analizzato i film con grandi riflessioni ed emozioni”.

Già le emozioni. Come hanno avuto modo di spiegarci questi speciali giurati: Emanuel, Giovanni, Salvatore 1, Salvatore 2 (“il siciliano e il calabrese” ci dicono) e Luca.

Questa esperienza ci ha fatto crescere, abbiamo imparato a valorizzare le cose e cercato di capire anche quando qualcosa non ci piaceva, grazie ai laboratori settimanali con Riccardo. Grazie per questa opportunità”.

La giuria ha visionato otto film per ognuna delle sezioni dell’Asti Film Festiva, LA PRIMA COSA BELLA, ASTI SHORT E ASTI DOC con la guida di Riccardo Costa si sono messi in gioco.

In due anni – ha spiegato appunto Costa – hanno imparato a tirare fuori le loro emozioni. Un bel percorso. A volte sono rimasto spiazzato dalle loro intuizioni. Spero di ripeterlo” .

Una platea attenta, detenuti, autorità, insegnanti ha seguito gli spezzoni delle proiezioni premiate . Tra loro Alessia Chiosso, Comandante Polizia Penitenziari e la direttrice Francesca Daquino:”un modo per riconoscere che il carcere è un pezzo della città, accogliamo sempre con gioia queste proposte”.

Con i premiati anche il critico cinematografico e musicale Filippo Mazzarella.

I PREMIATI

Sezione la Prima Cosa Bella: Il film “Nove lune e mezza" di Michela Andreazzi. Questa la motivazione della giuria Libera-Mente:

”Per aver trasmesso un messaggio d’amore universale in grado di superare le barriere delle convenzioni sociali attraverso una commedia brillante che fa riflettere con il sorriso sulle labbra".

Ha ritirato il premio il marito, l’attore Massimiliano Vado (che ha recitato nel film). “Per me – ha detto - ricevere questo premio è preziosissimo”.

Sezione Asti Short: Come la prima volta “ di Emanuela Mascherini.

La motivazione:”Aver presentato senza retorica una commovente storia d’amore aldilà dei confini del tempo che lascia una speranza, la sensazione che l’uomo possa qualsiasi cosa quando opera con il cuore”.

Emozianata Emanuela Mascherini “Sono felice che il mio lavoro sia entrato in carcere (ha ricordato la sua amicizia con Domenico Diele,l’attore arrestato per omicidio stradale n.d.r.) e che vi siate riconosciuti nel mio sguardo”.

Sezione Asti Doc: “(A)Social, dieci giorni senza smartphone” del regista Lucio Laugelli.

La motivazione:”In un’epoca in cui siamo totalmente assuefatti alle dipendenze da telefono, ricordare com’era la vita prima di internet. Abbiamo deciso di valorizzare un’opera che fa riflettere focalizzando l’attenzione sui giovani”.

Un documentario girato con 15mila euro per Infinity – ha raccontato il regista – era un tema che due anni fa ci incuriosiva molto. Interessante sondare le esperienze di persone rimaste dieci giorni senza telefono”.

Un progetto davvero fondante e ricco di sfaccettature e di insegnamenti. Scevri appunto, da giudizi o pensieri retroattivi. Con la speranza che, chiudendosi le sbarre alle spalle, ci si ricordi che la libertà è il bene più prezioso in assoluto.

Betty Martinelli

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