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Sanità | 22 ottobre 2019, 16:55

"Non ci sono particolari carenze al Cardinal Massaia e ci saranno nuovi arrivi". Così la Direzione Generale risponde a NurSind

Il sindacato delle professioni infermieristiche hanno resi noti dati allarmanti di carenze in Piemonte

"Non ci sono particolari carenze al Cardinal Massaia e ci saranno nuovi arrivi". Così la Direzione Generale risponde a NurSind

Se non è certo una novità che negli ospedali piemontesi ci sia carenza di infermieri (e medici), è altrettanto vero che i dati resi noti l’altro ieri da NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, sono allarmanti.

Il rapporto tra il numero degli infermieri e pazienti, aumenterebbe il rischio di mortalità.

"In Piemonte - scrivono - il deficitario rapporto infermieri/pazienti porta ad un rischio di mortalità superiore al 21% (a 30 giorni) nei pazienti chirurgici".

Il dato è emerso dallo studio Registered Nurse forecasting (RN4CAST), sondaggio svolto dal NurSind Piemonte, il sindacato degli infermieri. I dati rilevati da un campione significativo di circa 1.000 infermieri operanti presso i reparti di area medica e chirurgica di tutti i principali presidi ospedalieri del Piemonte, infatti, hanno dimostrato che il rischio di mortalità a 30 giorni dei pazienti chirurgici va oltre 21%  rispetto a quello che ragionevolmente si avrebbe se il rapporto pazienti/infermieri fosse nella misura ottimale di 6:1.

Secondo i dati emersi dal sondaggio, in Piemonte il 52% degli infermieri operanti nei reparti di degenza di area medica e chirurgica lavora con un rapporto paziente infermiere uguale o superiore a 10:1. Di questi solo il 16,1% dichiara di lavorare con un rapporto 10:1 mentre il 28,5% si attesta ad un rapporto che va da 10 a 15:1 e il 7,3% addirittura oltre il 15:1.

Ad Asti, la quasi totalità degli infermieri che lavora in queste aree lo fa con un rapporto tra 10:1 e 15:1. “La carenza di infermieri – afferma Gabriele Montana, segretario territoriale NurSind Asti – affligge l’Italia a livello nazionale. In Asl-At abbiamo già una carenza di 20 infermieri, ma la situazione è ancor più grave se si pensa al rapporto ottimale 6:1 da perseguire. In questo caso la carenza cronica di infermieri in pratica raddoppierebbe”.

Il Commissario straordinario Asl Giovanni Messori Ioli getta acqua sul fuoco “Non rileviamo criticità nel numero degli infermieri ad Asti e per fortuna nemmeno con i medici, rispetto ad altre aziende piemontesi. Sono aumentati, come organico,  i medici negli ultimi mesi e gli infermieri non hanno problemi nei reparti, ci sono aziende più in sofferenza”.

I DATI ASTIGIANI

Secondo la direzione, i dati di NurSind fanno riferimento a studi svolti nella realtà anglosassone, dove non esiste il ruolo degli Oss, e gli infermieri hanno mansioni ulteriori e non ci sarebbero carenze evidenti.

“Abbiamo un rapporto medio di 9, 5 infermieri a 1, un raggiungimento degli ultimi anni. Avevamo avuto dei picchi di 12, anche 15 a uno come dato medio. Una criticità forte alla quale è stato fatto fronte grazie ad assunzioni e sostituzioni. Il rapporto ora è pressocché ottimale di 5 a 1. Se manca personale si attinge dalle graduatorie esistenti. In rianimazione si arriva ad un rapporto di 2 infermieri a 1 e in area subintensiva (tipo ‘Unità terapia intensiva coronarica) si arriva a 4 a 1".

L’Asl At con questo rapporto di 9,5 a 1 risponde al fabbisogno degli assistiti. Sui dirigenti medici il trend è positivo . Al 31.12. 2018 erano 434 i dirigenti medici che sono diventati 438 ad agosto e che a fine anno diventeranno 450.

"In particolare - continua la direzione - si rimarca un + 1 in chirurgia generale, + 2 in oculistica + 1 in ortopedia + 1 in ostetricia e Ginecologia e un – 1 nel MeCau (Medicina Chirurgica di Urgenza e Accettazione), il primario Ghiselli rientrerà infatti tra pochi giorni. “Il trend è a crescere.Dovranno essere nominati i  primari di Geriatria, Laboratorio analisi, Medicina legale, Farmacia territoriale, Medicina interna e Chirurgia vascolare. 4 nominati e 6 nominandi nei prossimi mesi. A ottobre i dati davano Asti tra le province più “felici” del Piemonte, rispetto alla presenza di medici rispetto al fabbisogno".

Betty Martinelli

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