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Attualità | 27 gennaio 2020, 11:33

In svolgimento in Provincia la solenne cerimonia per il Giorno della Memoria [FOTO E VIDEO]

Rappresenta l'evento culminante del fitto programma finalizzato a commemorare le vittime delle persecuzioni nazifasciste

Il sindaco Maurizio Rasero ritratto con i tre deportati ancora viventi

Il sindaco Maurizio Rasero ritratto con i tre deportati ancora viventi

In questi minuti si sta svolgendo, presso la Sala Consiliare della Provincia di Asti, la solenne cerimonia celebrativa – organizzata dalla Prefettura, dal Comune e dalla Provincia – per la Giornata della Memoria. Che quest’oggi, lunedì 27 gennaio, ricorda la data in cui l’Armata Rossa entrò nel campo di concentramento di Auschwitz e, liberandolo, fece scoprire al mondo intero gli orrori della Shoah.

L'appuntamento in corso di svolgimento è stato preceduto da una "passeggiata della memoria", cui hanno preso parte studenti delle scuole secondarie astigiane, documentata a fine articolo da alcune foto realizzate da Efrem Zanchettin

A chiusura della cerimonia – condotta dal giornalista e scrittore Massimo Cotto e alla quale stanno prendendo parte le istituzioni cittadine e una nutrita rappresentanza di studenti delle scuole di Asti e provincia – il prefetto di Asti, dottor Alfonso Terribile, consegnerà ai famigliari di Paolo Romagnoli, non più in vita, la medaglia d'onore concessa dal Capo dello Stato a cittadini italiani costretti al lavoro coatto nei campi nazisti dopo l’8 settembre 1943.

Presenti in Provincia anche tre ex deportati ancora in vita, insigniti nell’ambito di scorse edizioni delle celebrazioni astigiane della Giornata della Memoria. Di seguito le schede biografiche di Paolo Romagnoli, Lorenzo Pietro Aimasso (decorato nel 2016), Luigi Ferro (decorato nel 2010) e Pietro Sesia (decorato nel 2019)

Paolo Romagnoli (nato a Chianciano l’8/3/1917 – deceduto a Asti il 2/3/81)

Chiamato alle armi il 24 maggio 1937, Paolo Romagnoli venne destinato al 19° Parma Cavalleggeri, Reggimento Guide. All’entrata in guerra dell’Italia, nel giugno 1940, fu aggregato agli Alpini ed inviato sul fronte francese. Successivamente, l’8 marzo del 1943 parte per la Grecia con la 217^ Compagnia Lavoratori della Divisione “Acqui”, dislocata a Cefalonia e Corfù. Al termine dei combattimenti a Corfù, nel corso dei quali riportò alcune ferite, il 25 settembre 1943 venne catturato dai Tedeschi e con altri commilitoni avviato alla prigionia.

Il trasferimento in Germania avvenne in parte su treni dai vagoni piombati, in parte con lunghe marce a piedi: durante le soste i prigionieri venivano impiegati per caricare e scaricare vagoni e spostare materiali vari. Durante il periodo della prigionia, nel campo di concentramento di Klagenfurt, collegato con il lager di Mauthausen, fu costretto a lavorare in condizioni degradanti. La fatica del lavoro non era pari al cibo, e la fame così feroce da obbligare i prigionieri a cibarsi di qualsiasi cosa, sino al punto da dissotterrare un cavallo per cibarsene.

La prostrazione fisica era tale che si giungeva a ritagliare il bordo bianco delle fotografie per aver meno peso da portare durante le marce. Il 9 maggio del 1945 venne liberato dagli Alleati e trattenuto sino al 12 giugno 1945. Quando riuscì finalmente a rientrare in Italia pesava solamente 47 Kg: arrivato nel cortile di casa, la sorella non lo riconobbe. Affetto da malaria cronica, fu curato al dispensario della Foce (Siena), ma per tutta la vita conservò i postumi della malattia.

Dell’esperienza e delle umiliazioni subite durante la segregazione della fame patita, del freddo, dei pidocchi che non davano tregua, non parlò quasi mai; forse era il pudore con cui un padre ha voluto risparmiare ai figli il racconto di vicende troppo dolorose anche solo nei ricordi. Con orgoglio ricordava invece di aver fatto sempre il proprio dovere e di aver rifiutato la proposta di continuare a combattere a fianco dei Tedeschi, preferendo patire la fame piuttosto che schierarsi al fianco dei responsabili del massacro della Divisione “Acqui”. E’ stato insignito di due Croci di guerra e del distintivo dei “Volontari della libertà”.

Lorenzo Pietro Aimasso (nato a Cossano Belbo il 29 giugno 1920)

Il 13 gennaio del 1941, viene chiamato alle armi nel 43° Reggimento Fanteria; inizialmente destinato alla campagna di Russia, dopo una breve sosta a Trieste, viene invece inviato sul fronte greco. Dopo un lungo e faticoso viaggio, il 18 agosto 1941 arriva ad Atene.

Trascorsi tre anni, ottiene una licenza di 30 giorni, ma durante il viaggio di ritorno, proprio in concomitanza con la proclamazione dell'armistizio, viene catturato dai tedeschi presso il confine jugoslavo e destinato ad un campo di lavoro a 12 km da Berlino, ove viene destinato, prima, ad una fabbrica adibita alla produzione di farina, patate e zucchero e, successivamente, al lavoro in miniera e all'incarico di macchinista.

Nel periodo di internamento vive turni di lavoro massacranti e condizioni di vita pressoché insopportabili. Finalmente, durante un bombardamento alla miniera, riesce a scappare dal campo di prigionia e viene soccorso dagli americani. Al suo ritorno a casa, nel maggio del 1945, pesa appena 45 kg.

Luigi Ferro (classe 1927)

Civile, venne arrestato durante un rastrellamento avvenuto nella zona di Costigliole d’Asti l’8 dicembre 1944. Deportato in Germania, è stato internato nel campo di Darmstadt, dove è rimasto fino al luglio 1945

 

Redazione

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