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Attualità | 17 aprile 2020, 12:43

Emergenza coronavirus: l’Italia opta per una “via soft” al tracciamento personale

L’app prescelta si chiamerà “Immuni”, funzionerà via Bluetooth, non ci sarà obbligo di scaricarla e traccerà solo i contatti avuti ma non le posizioni geografiche. Sarà realmente efficace se scaricata da almeno il 60% della popolazione

Emergenza coronavirus: l’Italia opta per una “via soft” al tracciamento personale

Si chiamerà “Immuni”, funzionerà tramite Bluetooth e sarà presto installabile gratuitamente, dopo un periodo di sperimentazione che verrà attuato in regioni al momento non ancora selezionate, su tutti gli smartphone.

In estrema sintesi, quelle appena elencate sono le peculiarità della app per smartphone che, dopo essere stata selezionata tra le oltre 300 proposte tech vagliate dal ministero dell’Innovazione, nell'uspicabilmente vicina "fase 2" dell'emergenza coronavirus dovrebbe contribuire a garantire maggior controllo sulla diffusione dei contagi da Covid-19 consentendo nel contempo un più celere e efficace contenimento di eventuali nuovi “focolai”.

MASSIMA ATTENZIONE ALLA PRIVACY DEGLI UTENTI

Ne parliamo al condizionale perché (al netto che nessuno, tolti i tecnici del ministero, ha ancora avuto modo di testarla “sul campo”), a differenza di quanto disposto in Cina – dove il tracciamento massivo degli spostamenti viene attuato da settimane mediante un’app che attinge a una ampissima mole di dati che spaziano dai registri dei trasporti pubblici a quello delle prenotazioni aeree, oltre che grazie al tracciamento facciale attuato dalle telecamere di sicurezza e con l’utilizzo di droni – la “via italiana” al tracciamento terrà in maggior conto la privacy dei cittadini e, soprattutto, l’app potrà venire scaricata su base volontaria.

Ed è proprio quest’ultimo punto lo scoglio più grande che si pone di fronte all’attuazione del progetto. Secondo gli esperti, infatti, per essere davvero efficace, il sistema deve essere in grado di monitorare almeno il 60% della popolazione: una percentuale obiettivamente molto elevata che non sarà certo facile ottenere.

Più simile il metodo di tracciamento attuato in Korea del sud, anch’esso su base volontaria, ma con la grossa differenza che nel Paese asiatico le autorità, in caso di dubbi, possono accedere ad ulteriori informazioni personali (ad esempio le posizioni GPS di telefoni e automobili o le transazioni effettuate con care di credito) relative i soggetti monitorati ed appurare quindi eventuali informazioni non veritiere da essi fornite.

SI’ ALLA CRONISTORIA DEI CONTATTI, NO A QUELLA DEGLI SPOSTAMENTI

Tornando a “Immuni” – che come detto si baserà sulla tecnologia Bluetooth, in grado di rilevare la vicinanza di un altro smartphone con Bluetooth attivo con un grado di precisione che si attesta su circa un metro – grazie a uno specifico registro delle rilevazioni sarà pertanto in grado di ricostruire i contatti avuti in un dato periodo da una persona, ma non di tracciarne gli spostamenti. Per ottenere questo ulteriore (e molto rilevante) dato si dovrebbe far ricordo alla posizione GPS dei terminali, scontrandosi frontalmente con le già citate problematiche legate alla privacy.

Sempre al fine di tutelare i dati personali dei cittadini, tutti gli smartphone su cui verrà installata saranno identificati esclusivamente tramite codici di identificazione anonimi e temporanei, che potranno venire associati ad uno specifico utente solo nel caso si ponga l’effettiva necessità di ricostruirne i contatti.

La seconda e ultima funzione della nuova app sarà invece di natura sanitaria e riguarderà tutte le informazioni relative l’utente quali sesso, età, eventuali malattie pregresse, assunzione di farmaci, presenza di eventuali sintomi e tempestive segnalazioni di cambiamenti nel suo stato di salute. In sostanza un “diario clinico” di ciascun utente, estremamente utile ai sanitari per una più mirata e corretta anamnesi.

Gabriele Massaro

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