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Politica | 06 luglio 2020, 11:41

Anche Articolo 1 scende in campo sulla dibattuta questione del sottopasso "Marconi"

Castaldo: "La vicenda della decorazione del sottopasso che si vuole fare eseguire da una associazione apertamente neofascista da parte del Comune di Asti è inaudita e intollerabile"

Anche Articolo 1 scende in campo sulla dibattuta questione del sottopasso "Marconi"

Riceviamo e pubblichiamo, in riferimento alla questione della riqualificazione del sottopasso che porta alla stazione, la nota di Articolo 1 e Marco Castaldo

La vicenda della decorazione del sottopasso che si vuole fare eseguire da una associazione apertamente neofascista da parte del Comune di Asti è stata definita “sconcertante”, noi aggiungiamo che è inaudita ed è intollerabile.

Ma possiamo anche dire che tutto ciò non ci stupisce più di tanto. Purtroppo, infatti, da qualche tempo registriamo una chiara ed evidente deriva politica e culturale che investe non solo parte della società civile, ma soprattutto e molto più gravemente, il governo cittadino e parte del consiglio comunale.

La scelta della giunta comunale di imporre la contrapposizione tra l’Associazione Asti Pride che si è proposta di decorare gratuitamente,riqualificando esteticamente un’area della città notoriamente poco curata,e l’Associazione Sole Che Sorgi,di chiara ispirazione neofascista nonostante le dichiarazioni contrarie del presidente dell’associazione stessa, è una grave provocazione e la palese dimostrazione che i pesi politici all’interno della giunta comunale sono decisamente mutati in favore di una parte che, pur non avendo i numeri, tiene in ostaggio e in scacco il Sindaco.

La compagine di Fratelli d’Italia esercita un pericoloso condizionamento che non coinvolge soltanto il nostro primo cittadino, ma tutta la maggioranza del consiglio comunale che, evidentemente, non si rende conto della gravità dei provvedimenti e delle scelte che ogni giorno dimostrano sempre di più la volontà di accarezzare messaggi antidemocratici, revisionisti e neofascisti in palese contrasto ai principi costituzionali che sono le fondamenta della nostra Repubblica.

Sono stati più volte citati i motivi e le vicende storiche per cui questa città, questa provincia e l’Italia tutta hanno scelto di chiudere definitivamente il periodo buio del fascismo e dei disvalori che questo propugnava, ma forse non è ancora sufficiente e allora c’è da domandarsi per quale motivo una parte della politica e della società civile voglia ancora accarezzare l’ideologiafascista?

La storia d’Italia ci consegna una memoria incontrovertibile e allora com'è possibile che dopo una guerra disastrosa, milioni di morti, l'infamia delle leggi razziali, la vergogna dell'occupazione coloniale, una politica interna economicamente fallimentare, una politica estera aggressiva e criminale, un'attitudine culturale liberticida, una sanguinosa e lunga guerra civile, oggi, al terzo millennio, ci troviamo di fronte alla necessità di contrastare ancora l’ideologia del fascismo?


Occorre essere chiari e fermi nell’affermare che non si può continuare a strizzare l’occhio, accarezzare e giustificare esternazioni, gesti, azioni e associazioni che non hanno nulla di storico, né di culturale, ma che nella realtà divulgano pensieri neofascisti che non sono meno dannosi solo perché antepongono il prefisso “neo” davanti alla parola fascista.

È già stato detto: la nostra Repubblica nasce dalla Resistenza grazie al sacrificio di centinaia di giovani donne e uomini partigiani, di intellettuali e figure politiche e trae i suoi valori dall’Antifascismo.

L’Italia ha ripudiato il fascismo e lo ha scritto chiaramente nella propria Costituzione. I rappresentanti delle istituzioni, a tutti i livelli, non possono e non devono farsi promotori di pensieriche si rifacciano, pur lontanamente, a forme di revisionismo storico.

La legge italiana persegue e punisce per mezzo delle leggi Scelba e Mancino gesti, azioni, slogan legati all’ideologia nazifascista e che incitano alla discriminazione in tutte le sue forme.

Non è più tollerabile che la città di Asti sia governata da un sindaco che rivendica orgogliosamente tradizioni partigiane nel proprio albero genealogico, che propone di assegnare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, che partecipa convintamente alle celebrazionidel 25 aprile e che allo stesso tempo sia ostaggio di gruppi politici minoritari che nei fatti dettano la politica cittadina decidendo di dimezzare gli stanziamenti all’Istituto Storico per la Resistenza e la Società Contemporaneadi Asti determinando, di fatto, un grave ridimensionamento delle attività culturali e didattiche.

Gli assessori della giunta e i consiglieri comunali di maggioranza, come il Sindaco, sono responsabili tutti alla stessa stregua nel momento incui avallano con il loro voto queste scelte politiche. Auspichiamo vivamente che il loro senso di responsabilità istituzionale e di dignità personale impediscano pericolose derive culturali e politiche che la città di Asti e i suoi cittadini non meritano in virtù della loro tradizione antifascista pagata a caro prezzo con il sacrificio di tanti giovani partigiani.

Articolo Uno sarà a fianco delle forze politiche, della società civile e di tutti i soggetti che si riconoscono nei principi di libertà, democrazia e antifascismo per contrastare ogni forma di revisionismo storico e culturale e ogni tentativo di condizionare e/o limitare la libertà di espressione nel rispetto dei diritti umani e della pluralità di pensiero.

Antonio Gramsci scriveva: “Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare”.


Non abdicheremo alla volontà di nessuno, non lasceremo fare, non permetteremo di salire al potere uomini “forti”perché non vogliamo tornare ad usare la spada che fece morire tanti giovani italiani.

Marco Castaldo per la Segreteria di Articolo Uno

Al direttore

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