Anche l'artigianato paga il conto della pandemia (e del lockdown). Lo conferma la seconda indagine trimestrale di Confartigianato Imprese Piemonte, che ribadisce le fortissime preoccupazioni del comparto.
Gravi, soprattutto le conseguenze sull'occupazione: il saldo tra ottimisti e pessimisti diventa fortemente negativo, precipitando dal 9,02% al –31,87% e le previsioni di assunzione di apprendisti registrano un saldo negativo di –42,70%.
Male anche gli investimenti: la fetta di coloro che non ne hanno programmati si impenna dal 30,15% al 76,66%. Le stime di regolarità negli incassi scendono dal 68,28% al 44,97% e le ipotesi di ritardi crescono dal 20,34% al 54,46%.
Il colpevole? Ovviamente il Covid. Lo pensa quasi il 93% degli intervistati: solo il 7,02% dichiara di non aver subito alcun effetto. E tra gli effetti più pesanti, quasi un'azienda su tre ritiene di aver avuto un calo del volume d'affari tra il 30 ed il 50 per cento. Con un 17% che si spinge fino all’80 per cento.
“Ben il 91,30% degli intervistati – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – dichiara una riduzione del volume d’affari con conseguente calo della produzione e dell’occupazione che sarà ancora più marcato dopo l’estate”.
“La situazione – prosegue Felici – impone una risposta puntuale e soddisfacente sia dal punto di vista sanitario, sia da quello economico, che sono strettamente connessi. Occorre lo stanziamento di risorse adeguate per potenziare le strutture sanitarie e per individuare un vaccino efficace e disponibile per tutti. Contemporaneamente sono indispensabili misure per semplificare la burocrazia, agevolare l’accesso al credito, ridurre la pressione fiscale. Gli artigiani possono superare anche questa tempesta, ma occorre che le Istituzioni facciano la loro parte a favore delle piccole imprese, nell’interesse di tutto il Paese”.