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Cultura e tempo libero | 22 settembre 2020, 18:15

Domenica al Castello di Cistera Emilio Jona presenta "Il fregio della vita" (INTERVISTA)

Avvocato biellese, grande penna filosofica, presenterà il "romanzo a cui tiene di più". Classe 1927, ama definirsi un "semplice avvocato di provincia". Fu un esponente dei Cantacronache e molto vicino a Benedetto Croce e alla scuola torinese

Emilio Jona nel 2018

Emilio Jona nel 2018

Dopo la pausa estiva, riprendono gli incontri al Castello di Cisterna, promossi dal Polo cittattiva astigiano albese – I.c. di S. Damiano e Museo di Cisterna con Israt, Associazione “F. Casetta”, Fra production spa e Aimc Asti.

Titolo emblematico per il nuovo percorso “Vecchie e nuove r-esistenze… Riconnessioni”.

Le inchieste di Federico Gervasoni

Venerdì 18 settembre alle 21 Federico Gervasoni presenta ”Il cuore nero della città. Viaggio nel neofascismo bresciano” (Liberedizioni). Ne discute con il giornalista Marco Neirotti.

Le inchieste giornalistiche di Federico Gervasoni hanno disvelato l’esistenza a Brescia di un mondo attivo e vivo di gruppi, più o meno numerosi, che rivendicano e richiamano principi e valori fondanti del fascismo, anche attraverso l’utilizzo di simboli e nomi evocativi del passato. Un panorama che non rappresenta una novità nella realtà bresciana e non solo, ma che trova nel monitoraggio continuo di giornalisti come Gervasoni uno spaccato per alcuni versi inedito. 

Domenica alle 16 Emilio Jona presenta ”Il fregio della vita" (Neri Pozza). La prof.ssa Betty Soletti, docente di Storia della lingua italiana presso l’Università degli Studi di Torino, ne discute con Enrico Cico, Maurizio Perego, Betti Zambruno.

L'INTERVISTA

Emilio Jona, avvocato biellese, classe 1927, ci travolge: è un fiume in piena, che parte in quinta prima ancora di aver sentito le nostre domande. Ci affascina, da morire. 92 anni e sembra di parlare con un padre, non con un nonno. Ricorda tutto alla perfezione, non accenna cedimenti verbali neanche per un istante e, nonostante la sua levatura, è così gentile e disponibile che quasi non ci si crede.

  • Vorrebbe partire dal suo libro, ma prima di qualsiasi cosa gli chiediamo delle sue origini...

"Sono di origine biellese, borghese ed ebraica. Queste sono le mie tre origini, ognuna delle quali conta davvero tanto. Provengo da una famiglia colta, che mi ha abituato a leggere e a scrivere fin da subito. Mio padre era un ottimo poeta, che scriveva in lingua piemontese, ma non ha mai pubblicato. Ho deciso di pubblicare i suoi scritti su una rivista biellese".

Io, che a 15 anni volevo fare il partigiano

"Non ho fatto la guerra partigiana, ero troppo giovane, anche se, in realtà, ci avevo provato. Mio padre con la sua saggezza me l'ha impedito. Durante il periodo della Resistenza ho rischiato la pelle un'infinità di volte; ho rischiato di essere catturato, avendo i Tedeschi vicino. Ho perso mia madre giovanissima ed è stata questa la ragione principale per cui mio padre, quando avevo 15 anni, mi ha impedito di fare il partigiano come avrei voluto".

  • Lei, però, è un avvocato...

Il doppio: di giorno l'avvocato, di notte lo scrittore

"Ho cominciato a fare l'avvocato, anche perché mio padre era un importante avvocato. Aveva uno studio a Biella e quindi ho cominciato a vivere una vita doppia. Di giorno facevo l'avvocato e di notte scrivevo. Ho incominciato a scrivere un romanzo, "Inverni Alti", con qualche elemento autobiografico. Ho scritto romanzi sulla mia città, come ad esempio "Un posticino morale", anche con qualche elemento critico. La mia attività di scrittura è proseguita fino ad oggi. Ho scritto "Il celeste scolaro", un romanzo che ha avuto un discreto successo e ha vinto anche diversi premi letterari. E poi arrivo all'ultimo mio lavoro, che ho pubblicato quest'anno, "Il fregio della vita".

  • Nella sua carriera ci sono stati tanti altri interessi, giusto?

Canta che ti passa

"Mi sono dedicato anche allo studio delle diverse tradizioni popolari, soprattutto studiando il canto popolare. Il libro che consideriamo fondamentale per questi studi e che avevo anche presentato a Cisterna d'Asti si intitola "Il rombo del cannon". È il primo libro che cerca di sistematizzare e conoscere migliaia di canti che hanno accompagnato la Grande Guerra. Durante la Grande Guerra, infatti, a differenza dell'altro conflitto, si cantava molto".

70 anni di lavoro: "la testa funziona ancora bene"

"Ho anche costruito testi teatrali, fondati sul linguaggio popolare: una specie di pastiche tra un intervento colto e il mondo popolare. Sono 70 anni che lavoro, ma la testa funziona ancora molto bene. Proprio di recente ho scritto un testo, "La donna dei veleni", che andrà in scena a Novara la prossima stagione". 

  • Ma veniamo al libro che porterà a Cisterna d'Asti

Il fregio della vita

"Il fregio della vita" è il romanzo a cui tengo di più. Non è un romanzo semplice: si legge con molta facilità, ma è strano. È la stessa storia, vista da tre angoli diversi, come in un gioco di specchi, una pittura cubista. I tre punti di vista sono quelli di un marito, una moglie e un nano. È la storia di un amore infelice, in cui si sente anche molto l'eco dell'ebraismo. Gelosia, tradimenti, per un romanzo che riprende i temi trattati in due racconti lunghi: la "Sonata a Kreutzer" di Tolstoj e "La vita" di Dostoevskij. Il mio romanzo racconta l'amore che nutre quest'uomo nei confronti della moglie. La moglie, però, scopre la sessualità altrove. L'adulterio è vissuto nella cornice familiare. Il nano è una figura intermedia, che casualmente si trova per le mani i diari dell'uno e dell'altra. È una specie di manipolatore, di esorcista, di scopritore di segreti. Il nano è un po' il giudice, il critico cattivo. "Il fregio della vita" penso sia il miglior romanzo che ho scritto fino ad oggi. Mi rendo conto che sia un po' fuori tendenza: anche la lingua è molto accurata, non è il linguaggio di Facebook. In questo sono un tradizionalista: i nostri maestri sono Manzoni e Leopardi.

  • So che ha respirato a pieni polmoni l'aria filosofica torinese di un tempo

A Pollone vicino di casa di... Benedetto Croce

"Mi sono laureato in Legge, come abbiamo detto, ma i miei interessi erano prettamente filosofici e letterari. All'epoca ero un Crociano. Ho studiato bene il pensiero di Benedetto Croce, ma l'ho pure frequentato. Casualmente a Pollone (Biella) la mia famiglia aveva una casa... vicina a quella di Croce! Varie volte sono stato da lui. A Torino ho frequentato l'ambiente filosofico dell'epoca, con Nicola Abbagnano. Ruotavo intorno all'Esistenzialismo italiano. Ho letto molto Marx e considero Marx un grande filosofo, storico ed economista. Forse bisognerebbe tornare a leggerlo. Il mio passaggio è stato dall'Esistenzialismo al Marxismo, ma Marxismo di Marx, non degli epigoni, non di Stalin e di Lenin".

  • Parliamo del suo rapporto con Israele

Israele: una seconda casa 

"Sono stato più volte in Israele, perché mio fratello si è trasferito lì e quindi ho molti parenti. Israele per me è una sorta di seconda casa. Non sono mai stato Sionista: ho sempre pensato che l'antisemitismo dovesse essere sconfitto non chiudendosi in uno Stato, ma ben venga lo Stato di Israele. Oggi il mio giudizio è molto critico: c'è il peggiore governo che si possa immaginare, sull'onda del sovranismo. Gli ebrei ortodossi credono di avere in mano la verità, ma non ne hanno che un piccolo pezzo".

  • Che rapporto c'è tra lei e Asti?

L'amore per Vittorio Alfieri e l'esperienza di amministratore di banca

"La mia famiglia ha dei versanti che sono Carmagnola, Racconigi e Cherasco, oltre che Biella. Ad Asti ho un caro amico, Gian Luigi Bravo. Asti mi è cara perché amo Vittorio Alfieri e la sua "Vita". Sono venuto qualche volta ad Asti perché nella mia attività di avvocato ho fatto anche l'amministratore di banca della Cassa di Risparmio".

  • Come descriverebbe la sua esperienza in Cantacronache?

Lotta alle canzoni stupide, con il sostegno di Umberto Eco

"Cantacronache è stata un'esperienza in cui mi sono molto divertito, iniziata nel 1957. Come scrittori ci è venuto in mente di scrivere canzoni non stupide, come alcune canzoni del festival di Sanremo. Pensavamo a canzoni più legate alla cronaca dei tempi e all'attualità. Abbiamo avuto successo. I cantautori in parte sono nati dal Cantacronache. Lo stesso Umberto Eco ci ha sostenuti. Io ho scritto alcune canzoni abbastanza belle, anche se meno note. In totale abbiamo scritto un centinaio di canzoni. È da Cantacronache che è nato il mio interesse per la cultura popolare, nello specifico i canti. Andavamo in giro per circoli, case del popolo". 

L'amore

  • Nella vita di una persona così impegnata c'è stato spazio per l'amore?

"Certo. Sono vedovo da alcuni anni, ho un figlio che studia musica e insegna al Conservatorio, fa teatro di figura. Ho 11 nipoti, di cui 6 in Israele".

Ai giovani dico...

  • Mentre che parliamo di giovani. Che cosa si sente di dire ai ragazzi di oggi?

"Ai giovani di oggi consiglio di pensare e ragionare. Io vengo da un mondo analogico, mentre adesso viviamo in un mondo completamente digitale. È stata una rivoluzione straordinaria. Sono preoccupanti le distorsioni di questa grande opera di liberazione e semplificazione. Abbiamo una massa di informazioni che nessuno prima di noi ha mai avuto; ma abbiamo anche una massa di distorsioni incredibile. Bisogna tornare alla cultura, mettendola all'interno di questi strumenti rivoluzionari. Altrimenti saremo travolti da questo sistema". 

Io, un semplice avvocato di provincia

  • Purtroppo siamo arrivati alla fine di questa intervista. Date tutte le sue esperienze di vita, come si definirebbe in una manciata di parole?

"Un semplice avvocato di provincia".

Elisabetta Testa

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