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Scuola | 21 ottobre 2020, 20:15

Scuola, i dirigenti scolastici di Asti: "I ragazzi si infettano fuori, non qui. Scuola più sicura di un supermercato"

Le reazioni dei dirigenti dopo l'ultima ordinanza di Cirio, che prevede, dal prossimo lunedì, lezioni in presenza e a distanza a settimane alterne per le superiori

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Da lunedì prossimo, 26 ottobre, le scuole superiori piemontesi dovranno ritornare a fare i conti - sebbene per metà - con la didattica a distanza.

Con un'ordinanza regionale, infatti, il Governatore Alberto Cirio ha deciso che gli istituti superiori (tranne le classi prime) dovranno recarsi a scuola a settimane alterne. Una settimana verrà fatta didattica in presenza con alcune classi, mentre l'altra settimana verrà fatta didattica a distanza.

Le classi dovranno quindi turnare. “Vogliamo quindi - ha precisato il presidente - che la didattica in presenza sia garantita dalle elementari fino alla prima superiore. In classe avremo così la metà dei ragazzi, ma a settimane alterne. Potranno ad esempio iniziare, la prossima settimana, le classi seconda e terza a distanza, la quarta e la quinta in classe, e viceversa la settimana seguente. Ma ciascun istituto potrà decidere in autonomia come modulare l’alternanza”. 

All'indomani del provvedimento, come avranno reagito i dirigenti scolastici dell'Astigiano?

Primo problema: la connettività

"Abbiamo fissato un incontro con lo staff scolastico per domani. Sicuramente dobbiamo affrontare la piaga della connettività. Abbiamo 43 classi, togliendo le prime 39. Questo significa dover erogare 39 forme di didattica a distanza, con connessioni di ore. Non è facilissimo", commenta il dirigente scolastico dell'Istituto Monti, Giorgio Marino.

Indubbiamente i dirigenti hanno trascorso un'estate memorabile, per riuscire a capire come gestire una situazione che a primo impatto era sembrata ingestibile. Sono molti i dirigenti che si aspettavano provvedimenti simili o che, comunque, si erano accorti del pericolo del 'sovraffollamento' scolastico in un contesto delicato come questo.

I ragazzi non si infettano a scuola, ma fuori

Quasi tutti, però, concordano su un fatto: i ragazzi non si infettano a scuola, ma fuori.

"Il problema è che noi riflettiamo quello che avviene fuori. Se fuori dalla scuola i contagi aumentano ogni giorno, ecco che prima o poi il virus arriverà anche da noi", continua il dirigente Marino.

Se da una parte si pone il problema della connettività, dall'altro ecco arrivare quello dei trasporti.

E fare una riforma dei trasporti?

"Perché la scuola deve sopperire alle mancanze dei trasporti? Perché non viene fatta una riforma sui trasporti? La vera scuola resta quella in presenza, ma da mesi avevamo pensato di creare una didattica mista come quella che è stata poi resa obbligatoria", commenta il dirigente scolastico dell'Artom, Franco Calcagno.

La situazione, agli occhi di molti, sembra essere al limite della gestibilità. "A livello organizzativo sono favorevole alla decisione di Cirio, però tra il dire e il fare. Ci stiamo organizzando per renderlo davvero possibile", continua.

Sicuramente i vertici scolastici hanno accolto con più favore questo provvedimento piuttosto che la proposta di far entrare gli alunni alle 9.

C'è chi, però, è demoralizzato. Dopo mesi di lavoro, tornare - sebbene solo al 50% - alla didattica a distanza sembra essere una sconfitta.

Didattica mista, un po' una sconfitta

"Sono amareggiata, perché stavamo lavorando bene. Riuscivamo a offrire l'offerta formativa completa e questo nuovo provvedimento ci fa tornare un po' indietro. Bisogna capire che la scuola non è lo zerbino di turno e che non tutto può essere modificato in itinere senza danni", spiega il dirigente scolastico del Liceo Classico, Stella Perrone.

Tra regole rigidissime e protocolli da rispettare, sono diversi i casi di positività al Covid 19 riscontrati nelle scuole superiori. Al Giobert sono una dozzina le classi in quarantena precauzionale, all'Istituto Alfieri 2 (di cui una al Quintino Sella), all'Artom di Asti una e un'altra ancora nella sede di Canelli.

Alla base, però, si riscontra una contraddizione a cui nessuno, per ora, sembra aver dato risposte.

I ragazzi, infatti, sono chiamati a osservare rigide regole all'interno delle mura scolastiche, ma, una volta usciti da questo ambiente, si ritrovano a vivere in un mondo totalmente altro, che spesso è causa di contagi massicci.

L'importanza della famiglia

"Fuori dalla scuola per loro è un altro mondo. Si baciano, si abbracciano. Ci devono aiutare anche le famiglie. Dobbiamo insegnare loro il comportamento corretto per questa situazione", conclude Perrone. 

Il provvedimento regionale sarà valido fino al 13 novembre, anche se, con la crescita quotidiana di contagi, si pensa sia esteso fino a fine novembre.

Elisabetta Testa

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