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Attualità | 22 ottobre 2020, 13:00

Tartufo nell’Astigiano: viaggio tra uomini, cani, boschi e una fiera

Seconda puntata di racconto su valore e abbondanza di tartufi nell’Astigiano, che ci aspettano a tavola e, causa ‘sto accidenti di virus, in una sola fiera

Tartufo nell’Astigiano: viaggio tra uomini, cani, boschi e una fiera

Da noi si cercano e si trovano grandiosi tartufi. Uomini, cani, boschi, buio e nebbia. Tartufi poi esposti e venduti, normalmente, in tante manifestazioni, dodici, da locali a nazionali, vere e cariche della magia di posti bellissimi. Tra ottobre e novembre l'Astigiano si è sempre immerso nei profumi dei suoi tartufi in trattorie, ristoranti, negozi tipici e fiere, un po’ ovunque. Offerta espositiva che quest’anno si è ridotta alla sola Fiera del Tartufo di Moncalvo. Tanti eventi con lo stesso obiettivo: far parlare dei nostri borghi, di colline, prodotti e tradizioni. Ognuno di loro, nei suoi valori, persone e storie, sarebbe potuto essere un incredibile momento di promozione, anche a porte chiuse, proposto sui media, raccontato e viralizzato in rete. Messi poi a sistema e comunicati come insieme, avrebbero favorito alla grande la valorizzazione territoriale, nel momento di massima necessità. Quanto mi spiace non essere riuscito a convincere qualche sindaco.

Comunque oggi viaggiamo fino a Montechiaro d’Asti. Chiamare questo posto bellissimo capitale del tartufo potrebbe apparire da una parte riduttivo per una delle più interessanti villae novae, nate come funghi (appunto) nel periodo di massima espansione di Asti tra XII e XIII secolo. Borgo ricco di testimonianze del passato come la torre civica medioevale, detta il portone, o l'emozionante chiesa dei Santi Nazario e Celso, di inizio 1100, immersa, isolata, in un paesaggio da cartolina, sicuramente uno dei più rappresentativi esempi del migliore Romanico Astigiano. Da un’altra parte la definizione potrebbe invece sembrare eccessiva, non considerando che qui si trova una delle più estese riserve tartufigene d’Italia: Il Grande Bosco, oltre 50 ettari di querce, pioppi tremoli, salici e tigli. Completano il profumato quadretto due vallate a forte vocazione tartufigena, la Valle Seria e la Valle Vurià e una Tartufaia didattica comunale. Sarà per questo che alle ultime edizioni della Fiera Nazionale del Tartufo di Montechiaro si poteva essere certi di trovarne tantissimi, esclusivamente della specie tuber magnatum pico, i migliori, quelli dell’Astigiano. Ogni anno ne sono stati presentati una media di 25 chili, con esemplari arrivati a superare gli 800 grammi. L’appuntamento sarebbe stato per l’8 novembre, ma causa virus, se ne parla il prossimo anno.

In zona, anche le fiere di Montiglio, in genere ad inizio ottobre, rimandata al prossimo anno con la novità di ripartire come nazionale, e quella di Cortazzone di inizio dicembre, sospesa ahimè pure lei. Poco più a levante ci aspetta invece quella, nazionale, di Moncalvo, con due appuntamenti il 18 e il 25 ottobre, il primo è andato, non perdetevi il secondo, né la ricca rassegna enogastronomica a tema, dal 6 al 27 novembre. La manifestazione esalta prodotti con tradizioni storiche quattrocentesche, quando il tartufo moncalvese era ambasciatore presso le corti europee. A cornice, la cultura: A partire da Orsola, mostra temporanea del Museo Civico, dedicata alla grande pittrice barocca Orsola Caccia, una delle poche artiste donna ad essersi affermata nello scenario pittorico del '600 italiano.

Davide Palazzetti

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