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Cultura e tempo libero | 14 novembre 2020, 07:30

Viviamo in un posto bellissimo: biodiversità culturale

Puntata dedicata al valore delle differenze, importanti fattori di sviluppo basati sui vari patrimoni culturali, fondamenti di crescita e qualità di vita

Acquasantiera medievale su capitello romano nel gotico della Cattedrale di Asti

Acquasantiera medievale su capitello romano nel gotico della Cattedrale di Asti

Si sente sempre più spesso parlare di biodiversità; termine che esprime la varietà degli organismi a tutti i livelli, la varietà degli ecosistemi e delle comunità. E’ il risultato del processo evolutivo degli esseri viventi, iniziato tre miliardi e mezzo di anni fa, nel quale le varie specie, umani inclusi, si sono adattate alle più svariate condizioni ambientali.

Tra le biodiversità, si inizia a ragione, a dare buon peso a quelle culturali che rappresentano l'intima identità di gruppi di persone: il dialetto, gli alimenti, il folklore, sono esempi di patrimonio culturale, evoluto nel corso della storia e caratterizzante persone e pensare. Sono le tipicità di una certa area che hanno contribuito ad ispirare e sviluppare le conoscenze, le arti e le tradizioni locali, ma oggi, a causa principalmente dei nuovi modelli di globalizzazione e di una triste evoluzione sociale orientata all’individualismo, rischiano di andare perse.La diversità culturale, lo dice Unesco nella sua Dichiarazione Universale sul tema, è patrimonio comune dell'Umanità. Lo dice chiaro e tondo nell’art. 1: La cultura assume forme diverse nel tempo e nello spazio. La diversità si rivela attraverso gli aspetti originali e le diverse identità presenti nei gruppi e nelle società che compongono l'Umanità. Fonte di scambi, d'innovazione e di creatività, la diversità culturale è, per il genere umano, necessaria quanto la biodiversità per qualsiasi forma di vita. In tal senso, essa costituisce il patrimonio comune dell'Umanità e deve essere riconosciuta e affermata a beneficio delle generazioni presenti e future.

Torniamo a noi allora. Il nostro posto bellissimo ha molto, moltissimo da dire in fatto di cultura e diversità culturale. Sta a noi tutti dargli peso e valore, nella consapevolezza che l’unicità del nostro patrimonio culturale non possa che essere fattore di sviluppo: ampliare le possibilità di scelta offerte a ciascuno è sicuramente una delle fonti di crescita, intesa non soltanto nell’accezione economica, ma anche come possibilità di accesso ad un'esistenza intellettuale, affettiva, morale e spirituale più soddisfacente.

Il suggerimento quindi è di partire dalla conoscenza per ritrovare appartenenza e partecipazione, cominciando dalla rilevanza storica di Asti e dell’Astigiano. Capiamoci, non è guardare indietro ma farsene coscienti e forti per andare meglio avanti. Forti delle tantissime tracce rimaste fuori (monumenti, arte ed amenità varie) e dentro di noi. Sì, perché la biodiversità culturale è dato che definirei genetico, solo che, con tutto il bailamme quotidiano, spesso resta sopito e a forza di sopirlo, generazione dopo generazione, rischia di scomparire. Credo valga la pena provare a risvegliarlo.

Davide Palazzetti

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