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Al Direttore | 16 novembre 2020, 12:32

Per i disabili visivi piattaforme non accessibili

Riceviamo e pubblichiamo una lettera/denuncia a firma della referente APRI Renata Sorba

Per i disabili visivi piattaforme non accessibili

Il covid sta creando un grave fenomeno di disuguaglianza in tutti i campi e settori. Per quanto riguarda la disabilità visiva si sente il bisogno di sensibilizzare le istituzioni e gli addetti ai lavori per promuovere e proporre piattaforme che siano accessibili e utilizzabili.

Con questo distanziamento sociale, ovvero tecnologico, i diversamente abili si ritrovano ad essere tagliati fuori da gran parte delle piattaforme presenti sul mercato e nel panorama dei social.

La piattaforma è un mezzo che consente a tutti di colloquiare, tenere conferenze, organizzare eventi, ma per i disabili visivi tutto è molto più complesso.

Grazie allo smartphone, strutturato in modo da essere utilizzato grazie anche alle sintesi vocali, i disabili interessati hanno la possibilità di accedere a WhatsApp, alle email e ai messaggi ma non ci sono altri strumenti che facilitano l'accesso alle piattaforme.

Nel panorama che il mercato offre, una piattaforma è idonea e semplificata, ad esempio, Zoom, questo applicazione, grazie ad un semplice tocco può essere aperta e condivisa con altri.

Credo sia opportuno denunciare questa incongruenza e svantaggio che coinvolge i disabili visivi e non consente loro di far parte, autonomamente, di un contesto sociale, ormai distante e virtuale.

Auspico che le istituzioni e tutti coloro si ritrovino a collaborare, per motivi associativi, lavorativi e altre attività, tengano conto di questa grande difficoltà e disagio che induce i disabili visivi a dover
sempre ricorre ad altri o addirittura ad essere discriminati in quanto non sono considerati.

La tecnologia sta facendo passi da gigante e pertanto se tutti si impegnano, programmatori e non, anche questo distanziamento sociale, può essere ridotto e reso più accessibile. Come ha esternato, recentemente, il filosofo Umberto Galimberti, stiamo vivendo una distanza virale, mentre il distanziamento sociale è dovuto all'utilizzo delle piattaforme e dei vari social.

Renata Sorba

Al direttore

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