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Cultura e tempo libero | 06 gennaio 2021, 10:00

A Vezzolano due antiche tavole e quattro dipinti aspettano il nostro aiuto

Presentato nei dettagli il valore dell’importante scoperta di un’opera artistica di Antoine de Lonhy, che si spera ritrovi presto originaria bellezza e casa

La Morte della Vergine di Antoine de Lonhy

La Morte della Vergine di Antoine de Lonhy

Due tavole lignee a temi sacri, dipinte nella seconda metà del Quattrocento; l’affascinante figura di un grande artista itinerante di quel periodo, attivo nel campo della miniatura, della vetrata, della pittura su tavola e su muro, solo recentemente valorizzato; il Complesso Canonicale di Vezzolano che ne è stato custode per qualche centinaio d’anni, per poi perdersene traccia e ricordo. Questi gli ingredienti base dell’interessante presentazione, ieri in streaming, sulla storia delle opere ritrovate. A condurre i giochi la direttrice Musei Piemonte, Enrica Pagella e la direttrice di Santa Maria di Vezzolano, Valentina Barberis, assieme a Roberta Bianchi per il Laboratorio di restauro di Musei Piemonte e Maurizio Pistone, presidente dell’associazione di Castelnuovo don Bosco La Cabalesta, a promuovere territorio, arte e cultura.

Due tavole, quattro dipinti. Imponenti nelle dimensioni, 1,80 metri di altezza per 1,10 di base. Per tutte e due, da un verso la Madonna, con soggetti Natività e Ascensione, e dall’altro il Cristo, con soggetti Crocefissione e Resurrezione. Evidente fossero ante di una grande teca, presumibilmente a custodire il gruppo scultoreo in terracotta sull’altare della chiesa di Vezzolano. Poi trasferite, lato Madonna, sopra il portale interno d’entrata, poi ancora, da fine ‘800 ai lati dell’abside della cappella, sempre lato Madonna. Intorno agli anni 50, molto probabilmente nel 1955, vengono trasferite al restauro, senza particolare fretta, non conoscendone l’autore, al tempo praticamente sconosciuto. Talmente sconosciuto che fino ai recenti anni ‘80, dalle nostre parti, veniva chiamato Maestro della Trinità di Torino, per una sua tavola conservata presso il Museo Civico d'Arte Antica.

Il merito di dargli nome e cognome è certamente di Giovanni Romano, da Carmagnola, grande storico dell’arte, mancato, ahimè, lo scorso 24 dicembre. Antoine de Lonhy. Un girovago, prima in Borgogna, poi a Tolosa, sua città d’origine, e a Barcellona; approda in Piemonte intorno al 1462, e qui lascia una serie di opere, sorprendente per quantità e qualità, arricchitasi in anni recenti grazie a restauri, scoperte, e nuove attribuzioni. Uno che aveva girato troppo, creando polittici e vetrate monumentali ad arricchire chiese e cattedrali. La poca notorietà dell’artista e cambi di gusto nell’arredare il sacro, portò spesso alla frammentazione di tante sue opere, cosa che certo non favorì, più recentemente, una sua consona valorizzazione. Il carattere della sua pittura è costruito su soggetti gotici immaginifici, colori accesi e sofisticati e gusto per i dettagli, che lo avvicinano comodamente al genio del fiammingo Jan van Eyck.

Ecco allora il cosa, il dove e il chi. Cosa manca? Il perché. Il perché della presentazione è chiaro: l’orgoglio di raccontare un grande artista, unico e ancora da scoprire nei suoi più alti valori, ma anche il ricercare il supporto di tutti al restauro delle sue due opere di Vezzolano.

La sottoscrizione, appena aperta, spero raggiunga prestissimo la piccola cifra obiettivo, poco più di ventimila euro, per poter veder risplendere un bellissimo pezzo di storia d’arte antica in uno dei più noti e fantastici monumenti sacri dell’Astigiano.

L’invito allora è quasi banale: contribuiamo. Tanti piccoli bonifici, o anche grandi, fate voi, sul conto corrente intestato a: Associazione la Cabalesta, Banca Intesa San Paolo, Iban IT11N0306909606100000111950, con causale: opere da salvare – restauro tavole Vezzolano.‎

Davide Palazzetti

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