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Attualità | 21 gennaio 2021, 13:00

Comunità Astesana : Recovery Plan e genius loci

Impossibile non sottolineare l’importanza e l’urgente necessità di un piano di sviluppo territoriale per Asti e l’Astesana, visto come momento di coesione

Torri astigiane

Oggi il tema non può che essere inerente allo sviluppo di Asti e del suo territorio. Tema così di moda in settimana da averne letto molto, da diversi fronti. Uno più, uno meno, vabbè, ne scrivo qualcosa anch’io. E’ ben vero che avere a breve qualche progetto sarebbe tanto utile per intercettare, subito, fondi dal Recovery Plan e, subito dopo, fondi strutturali della programmazione europea 2021-2027. Da qui l’esplosione d’interesse pubblico. Al di là di tutto, mi auguro che la strada sarà quella di dare un posizionamento di lungo periodo, con il contributo analitico e progettuale di professionisti del marketing territoriale.

Detto questo, in settimana, la primogenitura di dover creare un futuro diverso è da conferirsi al contenitore di idee del vicepresidente della Regione e del presidente della Provincia, con tanto di nome: Asti 2030, raccolta di idee tramite incontri con categorie produttive e professionali, associazioni e amministratori pubblici. Encomiabile, e ovviamente condiviso, l’obiettivo di far tornare Asti motore di sviluppo territoriale, non più al traino di altri: penso alla sanità e al ruolo di guida che è stato dato ad Alessandria, penso al turismo e al vino che ci vede al seguito di Alba, parole di Carosso. Ieri invece, ecco il sindaco astigiano che dichiara la ripartenza, da fine mese, del Tavolo per lo sviluppo nella provincia di Asti, strumento di concertazione, encomiabile pure lui, imbastito nel maggio 2019 e poi lasciato, diciamo, a maturare 18 mesi. Stesso obiettivo di breve, i fondi Recovery, stessi interlocutori e simile modalità operativa di Asti 2030, con l’apparente differenza di qualche scelta rilevante già fatta: Lavoriamo su logistica e turismo. Parole di Rasero.

Ben due, urca, piani di sviluppo locale che spero diventino una cosa sola, o magari lo sono già. Piani che qualche preoccupazione, con politici a dover ragionare da impresa, me la danno. Preoccupazione crescente nel non saperli assistiti da tecnici. Tecnici che partirebbero sicuramente da una precisa analisi dello status quo e dei punti di forza e debolezza del territorio, per trovarne il genius loci. Lo spirito del luogo o il posizionamento, chiamatelo come volete, è indispensabile elemento di connotazione, frutto dell’interazione tra i posti e la loro identità, riassunto dei caratteri sociali, culturali e comportamentali che contraddistinguono la Comunità Astesana. Tecnici che allargherebbero certamente l’analisi alla sensibilità e alle aspettative dei cittadini, e non solo ai desiderata di singoli o di categorie. La contingente opportunità del Recovery è ghiotta, tanto che stava per caderci il Governo. L’utilità però di un piano di territorio deve trovare ragione nel volersi dare un indirizzo distintivo, una concreta visione di futuro, sostenibile e condivisa con la comunità che ne è ragione e mezzo.

Davide Palazzetti

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