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Sanità | 04 aprile 2021, 09:05

Covid, Di Perri: "In Piemonte siamo a una cupola della curva dei contagi, ora confidiamo in un calo. Festività in casa? Ecco come" [VIDEO]

Il direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell'Ospedale Amedeo di Savoia fa chiarezza sulla sperimentazione del vaccino made in Italy. Oltre che su curva epidemiologica, campagna vaccinale ed errori da non commettere a Pasqua e pasquetta

Giovanni Di Perri

Il prof. Giovanni Di Perri

Anche quest'anno il Piemonte, come il resto d'Italia si appresta a vivere le festività pasquali nelle quattro mura di casa, con dovute accortezze e attenzioni.

Tra vaccini e situazione epidemiologica, con un siero italiano in sperimentazione anche in Piemonte e una curva che sembra rallentare lentamente, qual è la situazione nella nostra regione?

A delineare un quadro preciso Giovanni Di Perri, Direttore Dipartimento Malattie Infettive dell'Ospedale Amedeo di Savoia. "Anche qui partiremo con la sperimentazione del vaccino italiano ReiThera" racconta. 

- Dottore, a livello epidemiologico qual è la situazione in Piemonte? Pare che la curva stia leggermente rallentando.

Sì, diciamo che ci sono dei valori abbastanza stabili. Potrebbe corrispondere a una sorta di cupola della curva, che speriamo prenda la sua discesa. Rispetto alla prima e alla seconda ondata, l'ingrediente nuovo è la variante inglese che è più contagiosa rispetto alle altre. Se guardiamo però l'Inghilterra, che l'ha affrontata prima di noi, loro hanno avuto un calo estremamente significativo: ci possiamo riuscire anche noi. Loro hanno una campagna vaccinale più avanzata rispetto a noi. Possiamo sperare di avere anche noi questo calo e guardare in prospettiva a una soluzione finale, a una copertura vaccinale che porti a una copertura della popolazione e quindi a un calo definitivo.

- Se i vaccini vengono visti come un'arma per combattere il virus, a che punto siamo con la campagna? Siamo indietro o ci sono margini di miglioramento?

Noi come sistema Italia soffriamo per le forniture. Stamattina il generale Figliuolo ha affermato che in giornata arriveranno circa 1 milione 300mila dosi e altre 8 milioni arriveranno in aprile: questo è un progresso, ma abbiamo bisogno di forniture più generose. C'è bisogno di fare presto: da una parte c'è un virus che corre ancora e dall'altra c'è la corsa alla messa in protezione dei cittadini. Devo dire che, considerando il numero di soggetti che hanno già contratto il virus e il numero di quelli che hanno già ricevuto una dose di vaccino, siamo a 1/4 della popolazione italiana già coperta. Dobbiamo correre, più il virus ha tempo e modo di replicarsi, più è probabile che escano delle varianti capaci di mettere in difficoltà l'effetto del vaccino stesso. La variante inglese risponde pienamente agli effetti di immunizzazione. Il modello ideale è Israele, dobbiamo poter anche noi correre in quella direzione.

- Per risolvere il problema delle forniture, quanto sarà importante produrre nel medio-lungo termine un vaccino italiano? E' vero che la sperimentazione partirà anche all'Amedeo di Savoia?

Sì, una rete italiana si appresta a sperimentare in fase 3 il vaccino ReiThera, che ha caratteristiche simili a quelli che già conosciamo come AstraZeneca, ma in particolare come Johnson & Johnson perché prevede una sola somministrazione. C'è una rete nazionale ovviamente, ma la sperimentazione avverrà anche qui e prevede il "gruppo placebo": il 50% dei soggetti arruolati riceveranno inconsapevolmente o il vaccino o il placebo, non è che chi viene si vaccina. E' una sorta di roulette. La sperimentazione arruolerà almeno fino al mese di giugno e da lì in poi proveremo a capire il rendimento di questo vaccino. Dopodiché si apre una strada italiana che mi auguro sia non solo sperimentale, ma di produzione. Il vero nodo è quello.

- I volontari dovranno avere determinate caratteristiche?

Età superiore ai 18 anni e non presentare condizioni estreme di immunodepressione. Parliamo di un bacino d'utenza abbastanza largo, è chiaro che non avremo molti anziani perché spero che sarà già completata la loro copertura.

- Quali sono i comportamenti da evitare in casa e durante questi giorni di festa?

Ormai li conosciamo: è un virus che si trasmette soprattutto per via aerogena, cioè condividendo la stessa aria in particolare in un ambiente chiuso. E' lì che si rischia, perché l'aria si satura e circola poco, quindi più passiamo tempo in presenza di un soggetto con infezione e più rischiamo. E' chiaro che la mascherina, in particolare FFP2 e un comportamento ancora più ortodosso rispetto a prima a causa della variante, sono necessari. Lo vediamo nei diari dei contagi: se avevamo famiglie in cui si contagiavano una o due persone, ora se sono in cinque si contagiano tutti. Il virus circola più velocemente. Il vaccino è un'arma, ma dall'altra bisogna ridurre il più possibile la circolazione del virus.

- Quindi è possibile immaginare non dico un superamento della pandemia, ma una convivenza con il virus stesso?

Sì, se riusciamo a mettere in protezione i soggetti che sappiamo essere più fragili, gravi e a rischio decesso, ma soprattutto che potenzialmente paralizzano gli ospedali. Vaccinare prima gli anziani e i soggetti over 60 non è solo una scelta etica, ma strategica perché ci consente di svuotare gli ospedali. Quando gli ospedali non sono più in affanno e il sistema sanitario può quindi erogare le prestazioni che è abituato ad erogare, allora tutto il resto come le scuole e specifici settori professionali li seguiremo con severità. Ora l'affanno è non riuscire a seguire tutte le altre cose.

Andrea Parisotto

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