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Solidarietà | 11 maggio 2021, 14:47

Rete Welcoming Asti e Amnesty International manifesteranno per la Colombia

Paese che, in queste settimane, sta attraversando un periodo particolarmente complesso sul piano economico e sociale

Un momento di una manifestazione nella capitale della Colombia (foto tratta dal sito di Amnesty International)

Un momento di una manifestazione nella capitale della Colombia (foto tratta dal sito di Amnesty International)

La rete Welcoming Asti e la sezione locale di Amnesty International propongono, per la giornata di venerdì 14 dalle 17 alle 18, il proprio presidio mensile in piazza San Secondo. Un appuntamento, spiegano gli organizzatori, che vuole essere un piccolo momento militante di riflessione e di condivisione dei drammi che i migranti vivono alle frontiere, nei campi di detenzione in Libia e in Africa, sulla Balkan route tra la Bosnia, la Croazia e l’Italia, ai confini tra il nostro Paese e la Francia, sulle coste siciliane, dove sbarchi e respingimenti sono tornati di prepotente attualità, teatro di tanti drammi personali e collettivi”.

Questa settimana, in particolare, vogliono ampliare il ragionamento fino alla Colombia, Paese di cui si parla poco ma che sta vivendo una situazione molto grave. Da due settimane le strade di decine di città colombiane si sono trasformate nello scenario delle proteste del Paro Nacional (Sciopero Nazionale) contro un pacchetto di proposte di legge presentato dal governo Duque: la riforma fiscale, quella sanitaria e quella pensionistica. Le proteste, seguite immediatamente dalla brutale repressione dello Stato sono cominciate lo scorso 28 aprile e non si sono più fermate. Il bilancio ad oggi parla già di 49 morti, di cui 38 causate dalla repressione delle forze speciali della Polizia (fonte ong Indepaz e Temblores).

Nonostante il presidente Duque abbia annunciato il ritiro della riforma fiscale, gli organizzatori dello sciopero affermano che si tratta di una importante “battaglia vinta ma che non ci fermeremo fino a che non verrà ritirato dal governo l’intero pacchetto di riforme, che include quella della sanità, del lavoro e delle pensioni, fino a quando non ci sarà giustizia per le persone assassinate, arrestate e ferite in questi giorni di mobilitazione, fino a quando non saranno smilitarizzate le città”.

La crisi sanitaria scatenata dalla pandemia, oltre ad aver causato la morte di almeno 60mila persone, ha portato il tasso di povertà al 42%, aggravando drammaticamente la situazione sociale di un paese dove per settori importanti della popolazione la fame è una realtà quotidiana.

Il governo, con il sostegno di parlamentari e dirigenti politici locali, sembra aver preferito adottare una linea militaristica invece di dare risposte al malessere generalizzato che vive il paese. A partire dalla giornata del Primo maggio le principali città colombiane sono state militarizzate e sono state teatro di una crudele repressione statale. Le comunità in lotta e diverse organizzazioni per la difesa dei Diritti umani hanno denunciato la violazione delle garanzie previste dalla costituzione in materia di protesta sociale.

Durante il presidio di venerdì si racconteranno la Colombia di queste settimane, la violazione dei diritti, il mondo che affronta la pandemia senza rinunciare alla sopraffazione dei più fragili, in Colombia e nel mondo.

Redazione

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