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Cronaca | 29 giugno 2021, 10:57

Il nicese reo confesso dell’omicidio Amoretti: “L’ho ucciso in preda a un raptus”

Mario “Manara” Bonturi ha ricostruito così l’accaduto durante un confronto con la PM che dovrà deciderne le sorti processuali

Collage fotografico omicidio Luciano Amoretti, Sanremo

Al centro del collage fotografico Luciano Amoretti, vittima dell'efferato omicidio

Una collera improvvisa e cieca che lo ha spinto ad afferrare un martello e colpire ripetutamente la sua vittima, il settantasettenne gioielliere sanremese Luciano Amoretti, ucciso a martellate in un appartamento di sua proprietà nell’agosto dello scorso anno.

Così il nicese Mario “Manara” Bonturi, 64enne reo confesso dell’efferato omicidio, ha ‘spiegato’ alla dottoressa Francesca Buganè Pedretti, pubblico ministero della Procura di Imperia titolare dell’indagine a suo carico, quanto avvenuto l’estate scorsa.

L’incontro con la PM, che nelle prossime settimane dovrebbe giungere alla fase terminale dell’indagine e conseguentemente chiedere il rinvio a giudizio dell’unico imputato (un amico, che il giorno dell’omicidio lo accompagnò a Sanremo, è stato scagionato da ogni accusa), è stato richiesto, per tramite del suo legale, dallo stesso Bonturi.

Una richiesta processualmente assolutamente logica poiché, al netto della confessione e della pressoché scontata richiesta di rinvio a giudizio, se gli verrà contestata o meno la premeditazione dell’omicidio può fare una notevole differenza in ottica di futura sentenza di primo grado.

Pertanto ora la PM dovrà valutare, ovviamente anche sulla base dei riscontri già in suo possesso, se credere o meno alla tesi dell’assassino reo confesso secondo cui quel giorno lui si era recato a Sanremo per un confronto con l’Amoretti, con il quale aveva fatto alcuni affari al confine tra il lecito e l’illecito, ma senza alcuna volontà di ucciderlo.

Un raptus – questa, come detto, la versione del Bonturi – che sarebbe riuscito a controllare solo quando era ormai troppo tardi. Quindi la fuga, con ritorno in auto a Nizza Monferrato, dove si è sbarazzato del martello sporco di sangue gettandolo in un’area impervia del torrente Belbo, dove è stato rinvenuto dai vigili del fuoco di Asti e dagli agenti della Squadra Mobile.

Gabriele Massaro

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