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Sanità | 28 luglio 2021, 15:27

Mancano medici e Oss, l'allarme in Piemonte: "Rischio caos in estate. Liste d'attesa al palo"

Pochi tamponi, mancanza di personale nel caso di una nuova ondata di contagi per la variante Delta, "catena di comando improvvisata". Sono queste le criticità denunciate dalla Commissione di indagine sulla prima fase dell'emergenza Covid-19, che oggi ha fatto il punto sul lavoro svolto in questi mesi

La Commissione d'inchiesta su medici e OSS

La Commissione d'inchiesta

L'allarme principale è quello legato alla carenza di personale negli ospedali ed Asl. Nei primi, guardando i dati del 2020, si contano - 450 tra medici, Oss e personali amministrativi andati in pensione e non sostituti. O comunque solo temporaneamente con personale a tempo determinato e quindi a carico dello stato. Scenario analogo a quello delle aziende sanitarie, dove si contano 187 unità in meno. "Un'ombra inquietante - ha sottolineato il coordinatore del gruppo di lavoro Daniele Valle - sulla capacità del nostro sistema di recuperare i ritardi sulle liste d'attesa. Siamo preoccupati che quest'estate, visti i numeri bassissimi di tamponi e la mancanza di assunzioni straordinarie, ci riporti agli stessi errori della scorsa estate". 

Carenza tamponi uno dei problemi sollevati

Altro tema è la carenza di tamponi. Il Piemonte, durante la prima ondata, ne ha fatti solo 2.9 milioni, contro i 9 della Lombardia e i 4.7 dell'Emilia Romagna. "Basta questo - ha sottolineato il capogruppo regionale di Monviso Mario Giaccone - ad evidenziare le difficoltà della nostra regione e a dare la misura di quanto il contagio sia stato strutturalmente sottostimato". Un gap che è stato colmato, come ha denunciato la commissione, commissionando al privato oltre 265 mila tamponi per una spesa di 12 milioni di euro. 

Prima ondata senza Dpi

La carenza poi di dispostivi di protezione, come mascherine e camici, è stato grave soprattutto nella prima ondata. "Abbiamo esposto il Volontariato - ha denunciato il capogruppo dei Moderati Silvio Magliano a rischi incredibili.  All'inizio dell'emergenza, quando più difficile era reperire dispositivi di protezione individuale, abbiamo dovuto rispondere ad affermazioni semplicemente stucchevoli sulla natura privatistica delle Associazioni, che hanno dunque dovuto procurarsi da sé, per esempio, i DPI, senza poter contare sull'aiuto della Regione Piemonte".

"La catena di comando è stata così farraginosa e frammentata che si è resa impossibile una vera regia. Le Rsa, abbandonate a sé stesse a fronteggiare un evento senza precedenti, così i pazienti sono stati travolti da un disastro annunciato" hanno concluso i capigruppo di LUV e M5S Marco Grimaldi e Sarah Disabato

Cinzia Fatti (Torino Oggi)

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