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Cronaca | 27 agosto 2021, 15:13

Archiviazione per il procedimento penale a carico di Antonio Colonna

L’uomo, di cui pubblichiamo una nota stampa inviataci, era stato indagato per allevamento abusivo e maltrattamento di animali

Archiviazione per il procedimento penale a carico di Antonio Colonna

Oltre 1000 attività a tutela degli animali su tutto il territorio nazionale, contro il business del bracconaggio, le potenti lobby degli allevamenti abusivi e commercio illecito di animali di razza, gli appalti anomali dei canili lager e infine autore della prima perquisizione che avviò l’inchiesta animalista più importante d’Europa che ha portato alla liberazione dei 2500 beagle dell’allevamento “Green Hill” di Montichiari (BS).

Un’attività di denuncia senza quartiere, più volte ripresa da trasmissioni come “Striscia la Notizia” e “Le Iene”, che attraverso azioni dirette com sequestri con le Forze dell’Ordine e querele personali, evidentemente è andato oltre, ha disturbato un sistema, sollevato connivenze e fatto ombra a qualcuno o a qualcosa; sta di fatto che più la mia attività di denuncia si è estesa e più sono iniziate indagini a mio carico.

Quello che secondo me ormai è persecuzione allo stato puro è iniziato a Piacenza, nel 2009, in seguito a sequestro di fauna selvatica avvenuto unitamente alla Questura, il denunciato mi aveva accusato per reati inventati ma il PM non ci era cascato e il caso era stato archiviato dal GIP. E così, dopo l’Assoluzione di Pavia, Asti, Cuneo, Novara e ancora Cuneo, è arrivata anche l’archiviazione emessa dal GIP di Asti su richiesta della Procura. Il procedimento a mio carico era un copia incolla di tutti gli altri procedimenti contro me ossia era fondato esclusivamente sulla discrezionalità delle parole, questa volta di un veterinario ASL.

I fatti risalgono al 2018 quando su ordine della Procura di Tivoli ero destinatario della OTTAVA perquisizione ad opera questa volta di personale della Questura di Asti e di Frascati, durante la quale venivano rinvenuti cani (regolarmente registrati) e farmaci di proprietà di una persona che condivideva con me la struttura che occupavo temporaneamente nell’Astigiano. Nonostante l’evidenza palese e chiara immediatamente accertabile che i cani e farmaci non fossero miei, venivo io sbattuto sui giornali come allevatore abusivo e maltrattatore di animali.

Solo in questi giorno venivo a conoscenza che il Tribunale di Asti aveva archiviato le accuse già 4 mesi dopo; le motivazioni del GIP, richieste dal PM, sono chiare e ovviamente contestualizzate ossia volte a smontare con una semplicità singolare le accuse rivolte a me dalla Questura di Asti, fondate su una relazione veterinaria secondo cui la sola detenzione di farmaci veterinari configurava de plano il reato di maltrattamento animali e addirittura l’esercizio abusivo di professione!

Contrariamente a ciò, atteso che i cani fossero intestati ad altra persona e così i farmaci, la Procura di Asti smentiva il veterinario ASL e la Questura di Asti, ritenendo ovviamente infondate le accuse, altresì a fronte di 2 sopralluoghi di qualche giorno prima eseguiti dalla medesima ASL di Asti e dalla Polizia Locale che accertavano la regolarità e il benessere dei cani.

Il procedimento di Asti nasceva in seguito ad un sequestro (eseguito da guardie zoofile e personale della Polizia di Frascati) che come centinaia avevo stimolato presso l’ennesimo allevamento abusivo di cani di razza (67 tra cani e gatti detenuti in strutture abusive e in casa) a Palestrina (RM), convalidato dalla Procura e dal Tribunale di Tivoli.

Tutto normale fino a quando l’allevatrice abusiva indagata per maltrattamento e commercio illecito di animali si inventava (6 MESI DOPO IL PREDETTO SEQUESTRO DA LEI SUBITO) contro di me un fatto reato allo scopo di passare per vittima lei e aguzzino io e ottenere vantaggi personali. Invenzione che mi è costata addirittura 2 settimane di arresti domiciliari. Questa allevatrice, che io avevo quindi successivamente querelato per diffamazione, è stata rinviata a giudizio dalla medesima Procura di Asti e a breve si celebrerà il processo.

Riflessione finale personale: l’indagine di Asti è la conferma di una volontà che si annida in qualche persona che non ama il mio lavoro e le conseguenze giudiziarie e mediatiche che denunciano il business e le connivenze che ruotano intorno agli animali e che sfruttando le falle del sistema giudiziario sta tentando da anni di eliminarmi mediante la delegittimazione.

Se qualunque accusa mossa contro chiunque fosse oggetto dapprima di idonee attenzioni investigative da parte della Polizia Giudiziaria (come dice l’ex Procuratore di Roma Dr. Giuseppe Pignatone) e con più “rigore e cautela” valutando le prove da parte del PM (come dice Fiammetta Borsellino, figlia dell’illustre Giudice Paolo Borsellino), sono convinto che i Tribunali italiani sarebbero deflazionati dell’enorme carico di lavoro che oggi li rallenta, a scapito di processi meritevoli, e molti cittadini italiani (la storia ce lo insegna) non sarebbero stati e non sarebbero visti come delinquenti al pari di quelli veri che, spesso, ne escono più puliti di innocenti e le parole di Umberto Eco sarebbero felicemente smentite, laddove afferma che in Italia per difendersi è spesso sufficiente accusare l’accusatore…

Procederò, per ragioni di giustizia e rispetto nei confronti del mio ideale ossia dei sacrifici di 20 anni di volontariato ovvero delle persone che a causa mia (diciamo così) hanno subito e stanno subendo ingiusti coinvolgimenti, a denunciare anche questo accaduto alle Autorità giurisdizionali competenti. Ora chiedo che quei giornali che, senza che mai mi abbiano all’epoca chiesto un parere sulle ipotesi di reato citate in una nota stampa diramata non si sa da chi dove venivo dipinto come un delinquente, pubblichino alla stessa stregua questa verità processuale.

Antonio Colonna

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