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Attualità | 06 gennaio 2022, 12:30

Vacanze nell’Astigiano accompagnati dall’emozione

Ancora qualche giorno di festività porta un nuovo invito di dedizione per la grande estetica dell’Astigiano, sulle tracce di qualche altro spunto di Enzo

Vacanze nell’Astigiano accompagnati dall’emozione

Non c’è due senza tre: terzo invito.

Invito ad emozionarsi, a favore di luce e cromie invernali, girando tra posti bellissimi dell’Astigiano. Dopo Montechiaro d’Asti e Montegrosso d’Asti, visti Montemagno, Villa San Secondo e Olmo Gentile, ecco altre tre mete per i prossimi giorni. Origine, bella causa e guida ancora lui, Enzo Isaia, neo Virgilio che ha scelto di puntare tutto su una sola cantica. Mi piace molto la definizione che ha scelto per le sue immagini foto gràfie, nel mettere l’accento sulla ricchezza grafica dei luoghi, tanto da poterli vedere sempre più come vere espressioni d’arte.

Cominciamo ancora dal Nord Astigiano dove ogni borgo è un tocco al cuore, ogni chiesa una pila di secoli, ogni castello una signora storia. Tra i suoi posti bellissimi, uno speciale è Montiglio, che certamente avrete già girato in lungo e in largo, pieve romanica di San Lorenzo inclusa. Nei dintorni il primo obiettivo di giornata: Colcavagno. Frazione e piccolo borgo intriso di fascino, da lontano, come in foto, ma ancor più fino a toccare il suo castello medioevale nella attuale versione settecentesca. E poi un sagrato d’altri tempi, raccolto e profumato, e un mini cimitero dove, comme d’habitude da quelle parti, si può ammirare un po’ di ottimo Romanico con la chiesetta di San Vittore, del XII secolo.

Secondo obiettivo e scatto a Viarigi. Il suo centro abitato si sviluppa su più livelli terrazzati, caratteristico e suggestivo fino alla cima, dove svetta il simbolo del borgo, la Torre dei Segnali. Augurandovi di trovarla aperta, non perdete la gamma d’emozioni che arriva da lassù, per l’unicità di veduta e incanto del paesaggio. Tra il tanto altro da vedere, nella parrocchiale di Sant'Agata, un dipinto cinquecentesco d’eccezione, il trittico della Madonna che riporta alla grande pittura di Gandolfino, anche se di Gandolfino non è.

A chiudere ci si potrebbe spostare verso sud, a Calamandrana. Già solo la via giustifica sorrisi più o meno da ebete almeno per l’intero percorso e poi, arrivati a Calamandrana Alta, ci si rende conto che il mondo è cambiato. Cambiato in pochi chilometri: i boschi e le colline aspre e forti hanno fatto spazio a pianori, a morbido e dolce. Spazio a vigneti, tanti vigneti, tra colline dipinte di Barbera e Moscato. Il suo castello dall’originale forma triangolare e dal rigoglioso parco, data fine seicento, pur inglobando un’antica torre ottagonale d’evidente origine medioevale. Attorno, tutto quello che si potrebbe voler vedere. Semplicemente magnifico. Perfetto per farsi prendere da nuova voglia di continuare a girare e scoprire.

Davide Palazzetti

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