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Economia e lavoro | 07 gennaio 2022, 08:30

Omicron fa paura, circoli Arci in ginocchio: "Abbiamo bisogno di ristori per andare avanti"

Chiusure temporanee e pessimismo: gli introiti per i circoli a ingresso gratuito si basano principalmente sulla vendita di cibo e bevande

Immagine di archivio

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Tra l'incudine e il martello e per questo in ginocchio. Dopo quasi due anni di pandemia, i Circoli Arci ricevono l'ennesimo pugno nella bocca dello stomaco: il divieto di somministrazione all'interno delle sale in cui si svolgono spettacoli, rischia infatti di far chiudere per sempre realtà storiche. O quantomeno di impedirne, ancora una volta, una vera ripartenza.

Problema diffuso in tutta Italia

Il problema è diffuso in tutta Italia e riguarda quelle attività culturali a ingresso gratuito, i cui introiti sono principalmente legati a vendita di cibo e bevande. A loro è vietato vendere e servire bevande nella stessa sala in cui è in corso un concerto, uno spettacolo o una qualsiasi esibizione. Per molti circoli "piccoli", con una sala sola, equivale a non lavorare.

Sono diverse anche le realtà dell'Astigiano. Tra i circoli Arci figura anche la Casa del Popolo di via Brofferio.

Tagliati fuori dai ristori

E qui sta il paradosso. Perché mentre il Governo ha disposto la chiusura delle discoteche, i circoli Arci sono formalmente rimasti fuori da questa disposizione, pur non potendo di fatto lavorare. Il risultato? Le attività culturali, con codici Ateco differenti rispetto alla discoteche, sono tagliate fuori dai ristori. Ecco perché nei prossimi giorni Arci chiederà ristori immediati, visto che il provvedimento li limiterà (almeno) fino al 31 marzo.


Andrea Parisotto

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