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Attualità | 12 gennaio 2022, 18:25

Carcere e pandemia, come si conciliano contagi e sovraffollamento?

Riflessioni di Domenico Massano del progetto editoriale "Gazzetta Dentro", il periodico interno della Casa di Reclusione alta sicurezza di Quarto d'Asti

Carcere e pandemia, come si conciliano contagi e sovraffollamento?

Dopo le notizie dei giorni scorsi sul nuovo focolaio al carcere di Asti e la presentazione del VI rapporto, ad Asti, delle carceri piemontesi, l'educatore, formatore e coordinatore del progetto editoriale "Gazzetta Dentro", il periodico interno della Casa di Reclusione alta sicurezza di Quarto d'Asti, Domenico Massano, ha reso note alcune riflessioni.

107 i detenuti contagiati, il 35% della capienza, numeri sicuramente alti.

"A fronte di una capienza regolamentare di 205 posti, scrive Massano, sono detenute 308 persone, 103 più del dovuto. Dati drammaticamente significativi, che si aggiungono a quelli relativi alla rapida diffusione dei contagi anche in altri istituti penitenziari italiani e che devono sollecitare una riflessione, in particolare, sul problema del sovraffollamento che, con la pandemia, è diventato anche una questione di salute pubblica, soprattutto in relazione alla prevenzione della diffusione del virus, per cui il distanziamento fisico (insieme alla dotazione di mascherine adeguate di cui è spesso segnalata la mancanza) assume un’importanza determinante".

Uno sguardo da 'dietro le sbarre'

Massano ricorda che nel 2021 dalle pagine del giornale interno al carcere "Gazzetta Dentro", gli articoli dei redattori ristretti hanno offerto uno sguardo “da dietro le sbarre” sull’impatto della pandemia in un sistema carcerario già da anni “sull’orlo di una crisi di nervi” e utilizza l'efficace ironia di Zerocalcare che, nella graphic novel “Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia”, ha rappresentato lo stato delle cose attraverso le parole di E., una persona appena scarcerata dopo la prima diffusione del virus nel 2020: “Allora noi stavamo in 6 dentro una cella lunga 7 passi … Ammassati in spazi angusti, in locali sporchi, ammuffiti, fatiscenti … le tre regole che ripetevano tutti a noi ci suonavano come una presa per il culo: Mascherina, Igiene, Distanziamento”.

In un articolo della 'Gazzetta Dentro' M. ricordava che “Il tasso di sovraffollamento dal 2015 e al 2019 è passato dal 105% al 120% (148% ad Asti, ndr).

"Questi dati - scrive Domenico Massano - sono indice non solo di cattiva qualità delle condizioni di vita delle persone detenute, ma anche del peggioramento del contesto organizzativo in cui si trova a operare l’amministrazione penitenziaria nonché di un ambiente di lavoro difficile e carico di tensioni”

Gli assembramenti no... Ma in carcere?

Come evidenziato da S. in un altro articolo, nelle carceri italiane “l'endemica condizione di sovraffollamento incide significativamente su tutto, ivi compreso il 'rispetto - non rispetto' delle norme anticovid, tra le tante la raccomandata distanza di sicurezza. … Domanda: con quale coerenza si vietano assembramenti nella società libera, mentre in carcere si è incollati l'uno all'altro?”.

Con l’arrivo della pandemia questa problematica ha avuto delle pesanti ripercussioni sull’intera comunità carceraria sia limitando o rendendo impossibile l’adozione di adeguate misure preventive, sia amplificando e acuendo criticità preesistenti.

Come rimarcato nella recente relazione della Commissione per l’innovazione del sistema penitenziario, istituita dalla Ministra della Giustizia Marta Cartabiapresupposto essenziale per assicurare una “decente” condizione detentiva è il superamento delle condizioni di sovraffollamento che ostano all’effettività dei percorsi rieducativi, rendono sempre più complessa la gestione dell’ordine e della sicurezza all’interno degli istituti ed espongono al rischio della realizzazione di trattamenti inumani e degradanti”.

Per Massano il problema del sovraffollamento carcerario (e di tutte le sue conseguenze umane, sociali e sanitarie) sicuramente avrebbe dovuto essere affrontato da tempo sia a livello nazionale che locale, "ma è evidente come ormai sia una questione non più rimandabile".

 

Betty Martinelli

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