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Cronaca | 07 settembre 2022, 12:27

Simularono un incidente per ‘coprire’ un infortunio sul lavoro: tutti rinviati a giudizio

Dovranno affrontare il processo il titolare di una ditta astigiana, tre operai e anche la vittima del grave episodio

Un cantiere autostradale (immagine d'archivio)

Il GIP presso il Tribunale di Genova ha disposto il rinvio a giudizio di cinque persone – il titolare di una ditta astigiana che si occupa di manutenzioni stradali, tre operai alle sue dipendenze e un quarto operaio vittima del grave episodio – con l’accusa di aver simulato un incidente stradale, mai avvenuto, per ‘coprire’ un grave infortunio sul lavoro.


 

I FATTI

I fatti risalgono al 10 ottobre 2018, quando gli operai che stavano rimuovendo delle barriere stradali da cantiere stradale sull’A12, nel tratto compreso tra i caselli di Chiavari e Lavagna, sostennero che un loro collega, all’epoca 32enne, era stato investito all’alba da un’auto pirata che lo aveva trascinato per diversi metri. L'operaio era stato ricoverato in ospedale in gravissime condizioni ed era poi rimasto paralizzato.

Gli investigatori della Polizia Stradale hanno acquisito tutte le telecamere e a quell'ora, poco dopo le cinque del mattino, hanno notato una sola vettura passare su quel tratto. I poliziotti sono riusciti a ricostruire tutto il percorso della macchina rintracciando il proprietario e l'auto a Bologna. Il mezzo, però, era stato acquistato da poco e non presentava alcuna ammaccatura compatibile con un incidente di quella portata.


LA SVOLTA CON UNA TELEFONATA ANONIMA

Nei mesi successivi in una telefonata anonima fatta in procura viene raccontata tutta un'altra storia. L'anonimo ha spiegato di essere amico di uno degli operai e di avere saputo che la vittima non era stata investita ma era caduta dall'inizio del viadotto 'rio Rezza' mentre usava un macchinario che si era ribaltato. I suoi colleghi lo avevano preso, caricato su un furgone, e portato in strada simulando l'incidente.

Gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Daniela Pischetola, hanno quindi scoperto che nel frattempo il mezzo ribaltato era stato portato ad Asti e ne era stato denunciato il furto. Il mezzo era stato poi ritrovato con alcuni pezzi mancanti, cannibalizzato, secondo gli inquirenti, per nascondere le tracce dell'infortunio. Tra l'altro la polizia aveva trovato tracce di sangue sotto il viadotto e anche sul furgone usato per trasportarlo sul luogo del finto incidente.


TRA GLI INDAGATI ANCHE LA VITTIMA

Un’ulteriore elemento anomalo della vicenda consiste nel fatto che, come accennato, la stessa vittima del grave sinistro, così come i colleghi ed il datore di lavoro, ha sempre sostenuto la tesi, accertata dalle indagini come falsa, dell’incidente stradale provocato da un pirata della strada.

Redazione

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