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Eventi | 19 settembre 2022, 11:39

In archivio l'edizione 2022 della Douja d'Or. Mobrici: "Il futuro? Il confronto con altre regioni enologiche per crescere e migliorare sempre"

Un bilancio positivo secondo il vicepresidente di Piemonte Land: "I giovani sono e saranno gli ambasciatori del vino del Piemonte"

In archivio l'edizione 2022 della Douja d'Or. Mobrici: "Il futuro? Il confronto con altre regioni enologiche per crescere e migliorare sempre"

Con la giornata di ieri va in archivio l'edizione 2022 della Douja d'Or di Asti.

Un bilancio positivo secondo Filippo Mobrici, vicepresidente di Piemonte Land of Wine, il Consorzio che raggruppa tutti i Consorzi vitivinicoli piemontesi: "È stata una festa piena e riuscita - spiega. Per la prima volta senza le regole della pandemia. La felicità della gente è stata evidente. I sorrisi non nascosti dalle mascherine, la voglia di incontrarsi di abbracciarsi e condividere un calice di ottimo vino piemontese, sono i sentimenti che hanno pervaso e caratterizzato questa edizione che, a mio avviso, oltre che per i numeri, resterà nella memoria di tutti e negli annali proprio per la gioia dimostrata da chi ha partecipato".

Poi un accenno ai giovani: "Sono i consumatori del presente e sono e saranno gli ambasciatori del vino del Piemonte. Alla Douja sono arrivati in tanti e preparatissimi con richieste precise e la curiosità di scoprire nuovi aspetti di un universo, quello del vino, che ha ancora molto da raccontare. Sono molto contento di questo. Vuol dire che l’eredità delle donne e degli uomini del vino non andrà persa e, anzi, attraverso le nuove generazioni, troverà nuova linfa ed evoluzioni".

E si guarda al futuro delle prossime edizioni della rassegna astigiana.

Dice Mobrici: "Cosa immagino per la Douja d’Or del futuro? Tra le altre cose, perché tutte le iniziative sono perfettibili e migliorabili, anche spazi da dedicare al 'vino degli altri'. Confronti con altre regioni vinicole d’Italia e del mondo. Sono convinto, e con me tanti che operano in questo settore, che il dialogo con altre aree vitivinicole, altre produzioni, sia un arricchimento, uno strumento importante e prezioso per crescere e trovare nuovi stimoli, nuove idee. Il vino piemontese è vincente all’estero, lo sappiamo bene. Deve essere vincente anche a casa propria, senza timori, con umiltà, ma la forte consapevolezza nei proprio grandi valori. È il sale del nostro essere umani. Anche per il vino è e deve essere così".


Infine un richiamo all’unità: "La diversità dei vini piemontesi è forza fondante di un comparto sano e in pieno sviluppo. Questa Douja d’Or di Asti lo ha dimostrato in modo evidente, al di là di ogni dubbio. Ed è giusto e sacrosanto che ognuno marchi queste differenze senza, tuttavia, perdere di vista l’unità di una cultura e di una tradizione che, su molti temi d’interesse generale, come la comunicazione ad esempio, deve parlare con una sola voce. È un imperativo e dobbiamo lavorare tutti in questo senso, nel rispetto reciproco delle nostre unicità".

Comunicato stampa

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