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Cultura e tempo libero | 23 novembre 2022, 14:02

Una coreografia in prima nazionale all’Asti Film Festival, prodotta dall'Associazione Davide Lajolo

Mercoledì 30 novembre alle 9 "Clelia e Ariosto - La Ru". Interpretazione dell'attore Cristian Catto originario di Vinchio

Una coreografia in prima nazionale all’Asti Film Festival, prodotta dall'Associazione Davide Lajolo

L’avvio dell’Asti film festival sarà affidato, mercoledì 30 novembre alle 9 in sala Pastrone, alla proiezione in prima nazionale del video "Clelia e Ariosto - La Ru", una coreografia prodotto dall’Associazione culturale Davide Lajolo in collaborazione con l’Associazione Paesaggi vitivinicoli Unesco ed il patrocinio del Parco paleontologico e Distretto paleontologico di Asti.

L’interpretazione è stata affidata a Cristian Catto originario di Vinchio come Davide Lajolo autore dell’episodio a cui si ispira tratto dal romanzo autobiografico: “Veder l’erba dalla pare delle radici”, premio Viareggio per la Letteratura 1977. Coprotagonista della coreografia è Ivana Mannone che insieme a due giovanissimi interpreti Emma Penengo e Gabriel Catto hanno dato perfezione ad un’idea di Laurana Lajolo; essa è stata trasformata in film, la cui realizzazione è stata documentata dalle fotografie artistiche di Fabienne Vigna, da Stefano Borello, Alice Ghiretti e Alessio Mattia.

È una vicenda triste che lo scrittore vinchiese ha strappato all’oblio traendola da quel bagaglio di “storie” narrate un tempo durante le veglie invernali nelle stalle ormai condannate all’oblio per il venir meno di esse; allora si raccontava anche della credenza popolare che consiglia in caso di malanni contagiosi di salire in alto sugli alberi per evitare di contrarre il morbo.

I due giovani del racconto scelsero la Ru, il più alto degli alberi del circondario per poter, tra i sui rami, continuare ad intessere il loro sogno d’amore. 

Commentando il risultato ottenuto così hanno detto i due artisti: “Tutto ciò che riguarda l'arte, la creatività e l'immaginazione non può seguire uno schema predefinito, anzi, non deve. Pur trattando sia pure in in altra chiave un medesimo argomento è dunque necessario, affinché l’opera sia originale, partire ogni volta da una prospettiva diversa cercando una nuova fonte d’ispirazione fino a rischiarne anche un capovolgimento che al termine dell’impegno si dimostrerà soltanto apparente essendo l’argomento della narrazione salvato nella sua integrità di contenuti che sono soltanto apparentemente alterati da gusto forma e ritmo”.

Il risultato, almeno per chi conosce oltre alla vicenda in sé anche il contesto che l’ha generata, non può che avallare queste considerazioni.

“La colonna sonora, Bird Guhl di Antony and the Johnsons, - ha concluso Laurana Lajolo nel suo commento - è stata frutto di accurate ricerche perché era necessario che sapesse trasmettere quelle emozioni diverse, talvolta contrastanti, dei tanti abitatori del cielo che alla fine poi sempre ricercano il nido siano essi, ha scritto Davide Lajolo, un verdone piccolo e lucente o un grigio passerotto affamato, a volte un cuculo che va lamentandosi rauco da una vallata all’altra, talaltra una crivera che scende in picchiata a fare razzia, ed anche l’aquila che ha il nido piantato tra le rocce delle montagne”.

Comunicato stampa

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