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Storie di Orgoglio Astigiano | 03 giugno 2023, 12:00

Storie di Orgoglio Astigiano. Francesco: "Ho lasciato il posto fisso per fare i viaggi dei miei sogni. Lo zaino diventa bagaglio culturale, senza mai appesantirsi"

Da Cerro Tanaro alla scoperta del mondo. È tutto raccontato nel libro "Alba e ciambelle". "Ora faccio il commesso. E prima spostavo casse di finocchi. Sono tornato a farlo felicissimo, con il sorriso in faccia. Perché non ci vedevo più delle cassette, ma zaini, ostelli, pullman. Ero felice di essere di nuovo al punto di partenza, ma totalmente cambiato"

Francesco

Francesco

Per accompagnarti nella lettura di questa intervista ti consiglio la canzone Con te partirò, di Andrea Bocelli, contenuta nella playlist "Orgoglio Astigiano" su Spotify

 

Conosco Francesco, Francesco Bergamasco, in una maniera un po' atipica.

Mi telefona Loredana, sua mamma. Mi dice che legge tutte le puntate di Orgoglio Astigiano, che non se ne perde una. Mi racconta di suo figlio e lo fa in un modo che mi conquista. Di suo figlio qualcosa sapevo già, perché ne aveva scritto Aurora nella rubrica "Lavorare stanca allora leggi".

Ero rimasta felice tutto il giorno. È così gratificante essere apprezzata per il lavoro che si fa, soprattutto da chi probabilmente non ti ha mai letta prima. Da chi ha imparato a farlo proprio passando per "Orgoglio Astigiano".

Francesco, che rapporto hai con l'Astigiano, tu che vai e vieni?

Mi divido tra Chiavari e Lavagna, ma sono astigiano, precisamente di Cerro Tanaro. Per me l'Astigiano è casa, dove sono nato e cresciuto. Di norma non si fa caso al posto in cui si vive: alla tranquillità del paese, al vino più buono del mondo che solo noi abbiamo, ai molteplici posti rassicuranti che abbiamo. Finché ci resti dentro non lo apprezzi abbastanza. Abitando fuori ancora adesso è sempre bello ritornare. Adoro passare del tempo a casa, in paese, stando in giardino, nutrendomi della bellezza delle colline circostanti. Ora sì che apprezzo le mie terre davvero. 

Uno dei tanti aspetti affascinanti della tua storia è che un bel giorno hai mollato tutto e sei partito. Cosa è successo?

Ho frequentato lo Scientifico ad Asti, poi ho lavorato per otto anni in un ufficio. Ero un impiegato, assunto a tempo indeterminato. Sembrava il lavoro perfetto. Ero assunto, avevo la mia stabilità economica. Ma... era un lavoro molto ridondante. La mia vita in quel momento non mi dava abbastanza soddisfazione, tra lavoro, relazioni e delusioni. Per questo si fece in strada in me l'idea di andare in Australia.

Come mai proprio l'Australia?

Avevo dei parenti là. Quando ero piccolo mi regalarono un puzzle con la cartina dell'Australia. Lo avevo appeso davanti al letto e ogni giorno lo guardavo. Immaginavo di percorrere quei territori. Mi informai su come ottenere il visto valido un anno e... mi licenziai. Era il 2016, avevo 28 anni.

Cosa ti ha fatto capire questo primo grande viaggio?

Ho capito tanto dell’Italia in generale. In tutti i posti in cui sono stato in questi anni non mi sarei mai trasferito definitivamente. Ho visto posti meravigliosi, conosciuto persone speciali, ma ho capito che l'Italia e l'Astigiano non hanno nulla da invidiare ad altri territori. Qui abbiamo tutto. L'Australia, in particolare, mi ha fatto capire quanto sia importante avere belle città, il mare a un'ora, le montagne a due ore, qualsiasi scelta enogastronomica. Come si vive qui non si vive da nessuna parte. Ogni posto che ho visitato ha qualcosa di estremamente bello, ma gli manca qualcosa.

Dei tanti che hai fatto, quali sono gli altri viaggi che ti hanno più segnato?

Oltre all'Australia, direi Spalato e New York. Spalato perché ho vissuto la prima esperienza in un ostello, che ha cambiato completamente la mia maniera di viaggiare. A New York, invece, ho fatto il mio primo viaggio lontano da solo, a Capodanno, in un momento in cui si sta insieme. Sono stati viaggi cruciali per la mia crescita. Così come il sud est asiatico: un viaggio che non pensavo di fare, attanagliato dai pregiudizi. Fu la sorpresa più grande. In particolare il Vietnam, mi ha dato tantissimo. Spesso le persone del posto sono così logore all'idea di accogliere turisti, tanto che non hanno più quella voglia di scambiare culture. In Vietnam, invece, ho ritrovato quella voglia lì: di accoglierti e di capire perché sei lì, cosa pensi del mondo e della religione.

Come ti è nata l'idea di scrivere un libro, diventato poi "Alba e ciambelle"?

Ho sempre avuto il vizio di scrivere ciò che vedevo e provavo, le cose più particolari. Tutti questi aneddoti messi insieme potevano diventare qualcosa. Quando sono tornato a Sydney ho iniziato a romanzare gli appunti. E leggendo altri libri di viaggi e senza avere alcun obiettivo ho iniziato. Era il 2017.

Zaino in spalla e cassette di finocchi: sorridi alla vita e lei ricambierà!

Come descriveresti il tuo libro in una frase?

Un diario di viaggio come tanti, ma con un finale dolce amaro. Un’esperienza bellissima ma con un finale un po' così. Tutti gli altri libri di viaggio hanno finali perfetti. Io, tornato dai miei viaggi, mi sono trovato a scaricare casse di finocchi. Sono tornato a farlo felicissimo, con il sorriso in faccia. Perché non ci vedevo più delle cassette, ma zaini, ostelli, pullman. Ero felice di essere di nuovo al punto di partenza, ma totalmente cambiato. La vita, se la si sa affronta con il sorriso, fa nascere sempre qualcosa di bello.

Ritornare al punto di partenza, dopo aver riempito il vaso della frustrazione quotidiana

Quando Francesco mi racconta del suo ritorno al punto di partenza lo fa con una sincerità strabiliante, che mi lascia senza parole. Così come quando mi racconta che il lavoro è uno strumento, non è la nostra vita. Così come quando mi dice che, anche se non hai voglia di sollevarle quelle cassette di finocchi, ora riesci a sorridere. Altro che ritorno al punto di partenza, Francesco. Magari fossero tutti come te, che tornano maturati e con nuove consapevolezze, senza paura di sporcarsi di nuovo le mani. Grazie per avermi ricordato quanto sia normale e fisiologico "riempire, goccia dopo goccia, il vaso della frustrazione quotidiana, per poi fare la scelta". 

Ora che lavoro fai?

Sono commesso in un negozio di elettronica in Liguria. È stato il primo lavoro che ho trovato per trasferirmi lì e andare a convivere. Il lavoro è solo uno strumento, che nel mio caso mi permette di viaggiare. E i viaggi mi permettono di vivere nuove situazioni, mi fanno sentire vivo.

Ce l'hai, allora, un luogo del cuore?

Casa mia a Cerro, l'orto vicino. Quando sono qui amo camminare scalzo da casa mia all'orto, adoro fare due passi sull'argine e rivedere i campi da tamburello, in cui ci ho passato l'infanzia. 

Come mai vivi in Liguria?

L'ho fatto per amore. Devi sapere che l'amore è una costante della mia vita. Dopo l'Australia ho ritrovato lavoro, poi ho sviluppato la passione per la fotografia, che mi ha portato a lavorare a Ibiza. Qui ho conosciuto una ragazza che abitava in Liguria e siamo andati a vivere insieme. Poi le cose sono andate come sono andate, ma io sono rimasto lì. Tornare nell'Astigiano per me è come respirare, è il massimo. Magari ritornerò qui a vivere un giorno, chissà...

Pensi che l'Astigiano sia sufficientemente valorizzato?

Si potrebbe fare di più, perché manca un po' la nomea come possono avere le Langhe e altri posti. Si dovrebbe puntare tanto sui prodotti, abbiamo dei bei posti ma dobbiamo saperli unire alle nostre eccellenze, ai nostri prodotti tipici, alla nostra storia, alle nostre radici.

Un consiglio ai giovani?

Partire senza troppe aspettative, perché spesso ci portano ad avere tante frustrazioni. Essere morbidi, accettare percorsi difficili ma senza mai rassegnarsi, avere sempre in testa di arrivare all’obiettivo, ma senza essere rigidi. E non avere troppi rimorsi, quando si sente di voler dare una svolta alla propria vita non si deve avere paura di scombussolare tutto.

Alba e ciambelle

Alba e Ciambelle è la storia di come un biglietto di sola andata possa cambiare la vita di una persona. Questo racconto, per metà diario di viaggio, per metà pensatoio personale, è basato su fatti realmente accaduti e invita il lettore a sì, provare a rifarlo a casa. Dall’Australia al Sud-Est Asiatico, dalla Nuova Zelanda al Giappone, lo zaino portato in spalla diventa un “bagaglio culturale” sempre più grande, senza mai appesantirsi.

Chi è Francesco

Francesco Bergamasco nasce ad Asti nel settembre 1988. Rimane ancorato fino al 2016 al suo piccolo paesino di campagna, Cerro Tanaro, un rifugio sicuro che, insieme ad uno stabile lavoro d’ufficio, lo tiene legato alle proprie radici. Poi la rivoluzione: il sogno australiano che si avvera cambia le sue prospettive. Con una mente diversa, coltiva la passione per la fotografia e vive un breve ma intenso periodo come fotografo all’estero, dopo il quale ha saputo tornare mestamente alle proprie origini come commesso pur di riuscire a vivere quelle poche, grandi esperienze in giro per il mondo. Nel mentre riesce ad esibire alcune fotografie nella biblioteca della sua città natale, oltre a realizzare un piccolo progetto di stampe canvas delle stesse. Macina grandi quantità di libri di viaggiatori più o meno recenti e sottolinea gli aneddoti che più lo colpiscono. Così, per sfida personale, inizia a scrivere i propri di aneddoti, sperando di ricavarne uno scritto altrettanto coinvolgente. Oggi vive in Liguria, forse perché i tramonti al mare non stancano mai, sognando il prossimo grande viaggio all’orizzonte accompagnato da macchina fotografica e bloc-notes.

Il saluto agli amici della voce di Asti

Elisabetta Testa


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Orgoglio Astigiano è un progetto che vuole portare alla luce storie di vita e di talenti del territorio, che trova il suo spazio nella rubrica settimanale “Storie di Orgoglio Astigiano”, a cura della giornalista Elisabetta Testa.

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