Il doppio ruolo tra Palazzo Lascaris e il Municipio di Asti, dove siede in veste di consigliera comunale di maggioranza, le offre un osservatorio privilegiato sulle dinamiche che legano il territorio alla politica regionale. Conseguentemente, abbiamo chiesto a Debora Biglia, consigliera regionale eletta nelle liste di Forza Italia e attuale vicepresidente della Commissione Bilancio regionale, di tracciare un bilancio dell'attenzione che il Piemonte sta riservando all'Astigiano, senza nascondere le criticità strutturali che affliggono commercio e sanità, fino alle incognite sulle prossime scadenze elettorali cittadine.
Partiamo dai rapporti di forza. Ritiene che oggi il nostro territorio riesca a pesare nelle dinamiche regionali o Asti resta ancora schiacciata dai poli di Torino e Cuneo
Rispetto agli anni passati, in cui forse la gestione era più 'torinocentrica', oggi l'attenzione si è allargata a tutto il territorio. L’ampia rappresentanza astigiana in Consiglio, con la presenza dell'assessore Marco Gabusi, del collega consigliere di maggioranza Sergio Ebarnabo, di minoranza Fabio Isnardi e della sottoscritta, fa sì che le varie istanze vengano presentate con costanza. Anche i governatore Alberto Cirio ha dimostrato di aver allargato lo sguardo ben oltre il capoluogo regionale. Posso confermare che l'Astigiano è rappresentato molto bene".
Qual è oggi la principale potenzialità inespressa del territorio e, viceversa, la carenza strutturale più grave su cui intervenire?
Il dialogo instaurato con tutti i sindaci è ottimo e permette un collegamento diretto. Tuttavia, non possiamo nascondere le difficoltà. La carenza strutturale più grave riguarda sicuramente la sanità, un problema non solo regionale ma nazionale. Nonostante le risorse siano limitate, si sta lavorando per ridurre le liste d'attesa e migliorare i servizi, ma è un settore che richiede enormi sforzi.

Guardando alla città, il commercio del centro storico soffre: penso in particolare al tratto di corso Alfieri verso il Battistero e al futuro dell'ex ospedale, ma sono molteplici i nodi irrisolti. Quali strumenti regionali si possono utilizzare per rianimare questi spazi?
È vero, le serrande abbassate sono tante e la situazione non è delle più felici. A livello regionale stiamo lavorando molto sui Distretti del commercio, rifinanziando i bandi grazie anche all'operato dell'assessore Paolo Bongioanni. Credo però che serva incentivare l'imprenditoria giovanile: bisogna pensare a formule che prevedano oneri meno pesanti, o addirittura sgravi totali, per i primi tre anni di attività dei nuovi commercianti. Solo così possiamo sperare di ripopolare le zone commerciali in sofferenza.
C'è poi il fronte occupazionale c'è anche da fare i conti con la crisi Konecta. Qual è la strategia per evitare che una multinazionale lasci il territorio o trasferisca i lavoratori in massa a Torino?
La Regione sta monitorando la situazione con grande attenzione. Molte grandi aziende stanno integrando l'intelligenza artificiale per gestire i servizi clienti, riducendo di conseguenza il bisogno di operatori umani, che però devono essere posti in condizione di venir formati per svolgere altre mansioni. Ad oggi l'interesse primario è parlare con i vertici aziendali per capire il piano industriale dei prossimi anni ed evitare decisioni drastiche. Il tavolo aperto con l'assessore Elena Chiorino (assessore al Lavoro e videpresidente della Regione, ndr.) punta proprio a mediare per scongiurare i trasferimenti forzati e tutelare i posti di lavoro su Asti e Ivrea.
Chiudiamo con la politica cittadina: nel 2027 gli astigiani saranno chiamati a decidere chi succederà a Maurizio Rasero e si rafforza la "suggestione" di un sindaco donna. Poiché il suo nome è uno di quelli che circola come possibile candidata, se la coalizione glielo chiedesse lei sarebbe pronta ad affrontare questa sfida?
Io sono sempre stata una donna 'di squadra' e pertanto rimango a disposizione del partito. Detto questo, se Forza Italia e la coalizione riterranno che la mia figura possa essere utile e vincente, non mi tirerò indietro. Però voglio chiarire che non ho manie di protagonismo: se nel confronto emergerà il nome di qualcuno più bravo o più adatto, lo sosterrò lealmente.
Quindi nessuna autocandidatura, ma una porta aperta?
Esatto. Credo che i tempi per iniziare a parlarne concretamente saranno maturi tra febbraio e marzo. Di certo, penso che Asti potrebbe essere pronta per un sindaco donna: nel centrodestra le figure adatte non mancano. Sarebbe indubbiamente un bel segnale di cambiamento.














