"Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Per questo siamo oggi a Strasburgo con centinaia di agricoltori arrivati da tutta Italia. Senza reciprocità piena e controlli serrati non c’è accordo che tenga. L’agricoltura ne uscirebbe a pezzi". Dalla seconda mobilitazione europea in due mesi, si leva la voce del presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. Presente anche una delegazione di Cia Alessandria-Asti.
L’analisi dell’organizzazione dipinge uno scenario allarmante, soprattutto per i comparti più sensibili: zootecnia e risicoltura. Secondo i dati Cia, l'accordo così com'è metterebbe a rischio circa 40.000 posti di lavoro in Europa nell’agroalimentare, con falle nei controlli e squilibri produttivi che minacciano i produttori italiani.
I settori più esposti: carni e riso
Il rischio maggiore riguarda la zootecnia Made in Italy, un settore che vale circa 22,7 miliardi di euro. Mentre i Paesi del Mercosur producono 38,5 milioni di tonnellate di carni, le loro attuali importazioni in Ue sono limitate a sole 41.000 tonnellate. La forbice produttiva è enorme e, con l'azzeramento dei dazi, le esportazioni sudamericane potrebbero crescere in modo esponenziale, minando la redditività delle aziende europee.
Altrettanto critica è la situazione del riso italiano, che nel 2024 ha esportato per 680 milioni di euro all'interno dell'Ue. "Una concorrenza sleale, con dazi azzerati, può comprimere prezzi e margini, mettendo a rischio anche le nostre performance sui mercati stranieri", sottolinea l'organizzazione.
L'allarme sui controlli: il rischio è anche la fiducia
Cia lancia un allarme specifico sulla carenza di controlli efficaci. Viene citato l'esempio di un audit Ue che ha smascherato falle nell'export di carne bovina brasiliana non conforme per la presenza dell'ormone estradiolo 17-beta, vietato in Europa. Partite non conformi, rileva Cia, sono comunque riuscite ad arrivare in Italia.
Il rischio, secondo l’organizzazione, non è solo settoriale, ma di fiducia del consumatore: "Bastano pochi casi negativi, anche isolati, per trascinare i consumatori italiani verso la diffidenza, con effetti reputazionali devastanti per le aziende Made in Italy che rispettano norme Ue molto più stringenti".
"Era impensabile non essere qui a difendere il futuro del comparto agricolo – conclude Fini – Per assicurare cibo sano e sicuro a tutti, saremo sempre in prima linea".


















