Mentre Asti inizia a muovere le sue carte in vista delle amministrative del 2027, tra diverse supposizioni sul dopo Rasero, si affaccia sulla scena politica locale una nuova realtà. Si chiama Qui né di qui né di là (o più semplicemente Qui), una lista civica che ha scelto di presentarsi con un video ironico su Instagram e un'azione diretta presso il Movicentro.
Un video che richiama all'iconico film Shining di Stanley Kubrick con uno strepitoso Jack Nicholson e, oltre a strappare un sorriso, dà l'idea della partecipazione "dal basso". Un gruppo di aderenti infatti si è ritrovato all'interno del Movicentro armato di scope, sacchi, guanti e bevande calde. Un gesto simbolico, dopo i fatti degli ultimi tempi, per osservare la condizione dei luoghi e interagire con chi quelle zone le vive quotidianamente.
Oltre le telecamere
Il messaggio lanciato dalla lista è chiaro e pone l'accento su una visione diversa della sicurezza urbana. "Riteniamo, spiegano i promotori, che, anziché sorvegliare staticamente i luoghi con l'uso sfrenato di telecamere, come dispositivi di controllo, possa essere preferibile la partecipazione comunale, ma anche civica e di impresa, a fungere da presidio, proponendo iniziative di natura sociale".
L'iniziativa non vuole essere una critica agli uffici comunali o agli operatori dell'Asp, il cui lavoro viene definito "prezioso", né tantomeno al mondo del volontariato come la Croce Rossa, ma piuttosto una riflessione sul metodo. Secondo il gruppo, l'approccio puramente securitario non risolve i problemi alla radice: "Studi dimostrano come l'installazione delle telecamere non determini la diminuzione di comportamenti devianti e delinquenziali, ma al massimo li sposta in altre zone della città", affermano. L'obiettivo è passare dalla "messa in protezione" dei luoghi alla "cura" delle persone, inclusi quei soggetti spesso etichettati come "parassiti" o "maranza", che sono in realtà "adolescenti o adulti con proprie e personali storie e fragilità".
Un programma in divenire
A spiegare la filosofia del movimento è Luca Tomatis, assistente sociale e volto rappresentativo della lista (noto anche per la sua battaglia per i felini della Casa dell'avvocato), che sottolinea il rifiuto di ogni "azione politica calata dall'alto". Il programma politico vero e proprio, così come i candidati, verranno definiti solo durante il periodo pre-elettorale attraverso la partecipazione diretta dei cittadini.

Tuttavia, le linee guida sono già tracciate. Sono già attivi gruppi tematici sulla difesa degli animali (in particolare le colonie feline) e la cura degli spazi pubblici, ma l'agenda prevede incursioni nei quartieri popolari, nei campi rom e sinti, collaborazioni con l'Ente nazionale sordi, i comitati Palio e i gruppi giovanili legati alla musica rap. "La lista Qui vuole essere composta da gruppi di persone che affrontano autonomamente, e con l'aiuto degli altri iscritti, i temi da loro più sentiti e prioritari per Asti", precisa Tomatis.
Il consiglio comunale al centro
La sfida lanciata da Qui riguarda anche il funzionamento della macchina amministrativa. L'intento dichiarato è quello di "spostare il potere decisorio in consiglio comunale", svecchiando quella che definiscono una "consueta procedura di approvazione istantanea delle pratiche".
La visione è quella di un'aula consiliare non più vista come luogo distante, ma come spazio accogliente e partecipato. "Vogliamo la sala gremita, non solo quando si tratta di questioni urgenti o di specifico interesse", concludono i promotori, lanciando una stoccata al decoro istituzionale: "Non vogliamo più vedere consiglieri dormire, usare il telefonino, lavorare al pc, scrollare Instagram o TikTok".
La lista ha già il suo logo.















